domenica 31 dicembre 2006

Elezioni e smog

Quando l’aria può definirsi inquinata? Accertata la dannosità per la salute umana dei particolati fine ed ultrafine (PM10 e PM2,5), ossia delle polveri in grado di penetrare profondamente nel tratto respiratorio e qui rilasciare sostanze inquinanti, l’Unione Europea ha individuato nel livello di concentrazione di polveri sospese un criterio ragionevole per poter rispondere alla domanda, fissando i limiti massimi in 50 micron/m³ giornalieri e 35 superamenti consentiti in un anno. Se questi sono i criteri, con 122 giorni oltre i valori nel 2005 e 107 nel 2006, Como non gode di buona salute, non lontana dai 151 e 143 di Milano. Varrebbe la pena chiedere ai responsabili del Centro di Medicina Pneumotoracica cosa significhi tutto ciò in termini di patologie e di costi sociali, sia in termini di assistenza sanitaria sia di diminuzione di ore lavorate. L’aria di Como è quindi dannosa per la salute un giorno su tre . La circostanza dovrebbe impensierire insieme cittadini e amministratori locali: i secondi - impegnati a darsi i voti in vista delle prossime elezioni amministrative - si potrebbero, infatti, trovare a respirare l’aria, forse più sana ma certamente meno piacevole, delle aule dei tribunali, visto che in circostanze ambientali analoghe la Procura della Repubblica di Firenze ha appena contestato ai sindaci di Firenze e dei comuni limitrofi, al presidente della Regione Toscana e agli assessori competenti il reato di omissione di atti d’ufficio, per non aver voluto impedire il superamento dei limiti annuali di legge della concentrazione delle polveri fini nei territori di rispettiva competenza. Il Comune di Como, per bocca dell’assessore alla Mobilità, si difende accusando l’Unione Europea di fissare limiti non realistici. C’è da chiedersi cosa dirà lo stesso assessore il primo febbraio 2010, quando l’Ue abbasserà drasticamente i livelli, da 40 a 20 micron/m³ i valori massimi giornalieri e da 35 a 7 i giorni di superi consentiti in un anno. Curiosamente, sempre nel 2010 andranno a regime la gran parte degli insediamenti edilizi approvati in questi anni in ossequio al principio, tutto lombardo, della deroga urbanistica, mentre il piano della mobilità giace da anni nei cassetti del Comune. Esercizio sterile sarebbe, oggi, rileggere il programma elettorale 2002/2007 della coalizione che ha governato per questi 5 anni. Più utile sarebbe chiedere agli amministratori uscenti di dar conto delle promesse fatte e dei risultati ottenuti, e a chi si candiderà di indicare percorsi e metodologie per riportare la qualità della vita ad un livello decente. Le primarie del centrosinistra possono essere un interessante banco di prova: a condizione che si esca dalle logiche delle reciproche esclusioni e si scenda nelle mille, umanissime, problematiche della quotidianità cittadina.

Pubblicato su La Provincia del 30 dicembre 2006

giovedì 28 dicembre 2006

Smog: aria più respirabile a Como!

Lo smog a Como migliora. Se nel 2005 abbiamo avuto 122 giorni con valori di polveri sottili (PM10) superiori ai limiti massimi fissati in sede europea, nel 2006 male che vada arriveremo a 108 giorni, ossia l'11% in meno. La città, sentitamente, ringrazia. Per approfondire:

Stampa locale:
Risorse:

Primarie [elezioni]

Elezioni primarie [definizione]
Le elezioni primarie sono una competizione elettorale attraverso cui gli elettori o i milanti di un partito politico decidono chi sarà il candidato di un partito o di uno schieramento politico per una successiva competizione elettorale.
Elezioni primarie [in Italia]

In Italia le elezioni primarie non sono previste o regolamentate per legge, come avviene negli USA. Il primo caso di elezioni primarie di rilievo nazionale si è avuto il 16 ottobre 2005, allo scopo di scegliere il candidato Presidente del Consiglio dei Ministri della coalizione di centrosinistra, L'Unione per le elezioni politiche tenutesi nella primavera del 2006. L'esordio italiano delle primarie ha visto la partecipazione di più di 4 milioni di persone e la vittoria (con circa il 74% dei consensi) di Romano Prodi fra i sette candidati disponibili, prevalendo su quattro segretari di partito e due esponenti indipendenti. Clemente Mastella ha affermato che si è sopravvalutato il numero dei partecipanti. Il sistema di voto usato è stato quello di "una testa un voto" a scrutinio segreto. Potevano partecipare alle primarie anche gli stranieri residenti in Italia e le persone che compivano i 18 anni entro la data delle elezioni politiche, il 13 maggio. In precedenza si erano già tenute delle Elezioni Primarie per decidere il candidato del centrosinistra alle elezioni regionali del 2005 in Puglia, tra Francesco Boccia e Nichi Vendola, con la vittoria di quest'ultimo, che vinse poi anche le elezioni, diventando Presidente della Regione. Più tardi l'esperimento delle Primarie fu ripetuto dal centrosinistra in vista delle elezioni amministrative italiane 2006: per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo Borsellino ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992, sconfisse Ferdinando Latteri, rettore dell'Università di Catania; anche a Milano il candidato Sindaco per l'Unione fu scelto con il metodo delle primarie e l'ex questore Bruno Ferrante prevalse sul Premio Nobel Dario Fo. In italia questo tipo di elezioni non ha alcun valore legale, anche se molti esponenti politici, considerandolo un modo diretto di partecipazione dei cittadini, ritengono necessario estenderne il più possibile l'utilizzo. Tuttavia, in Toscana esiste una legge, la cosiddetta "legge 70", che consente formalmente ai partiti di tenere elezioni primarie per la scelta dei candidati in ambito regionale. Gli unici ad avere usufruito di questo strumento sono stati finora i Democratici di Sinistra, in occasione delle elezioni regionali tenutesi in Toscana nel 2005.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_primarie

lunedì 6 novembre 2006

Interruttori di pubblico servizio: l'affaire D'Alessandro

Riforma del servizio bus a Como: scoppia il caos all'apertura delle scuole. Studenti e operatori chiedono di tornare agli orari precedenti. I ritardi, secondo l'assessore D'Alessandro (nella foto), sono contenuti in 8 minuti. L'assessore invita la popolazione ad alzarsi prima alla mattina, accusa il provveditore di fomentare le manifestazioni e gli studenti di interruzione di pubblico servizio, invocando l'intervento della forza pubblica.

Ora: se, per integrare il reato di interruzione di pubblico servizio di cui all'art. 340 codice penale, "è sufficiente che l'entità del turbamento della regolarità dell'ufficio o l'interruzione del medesimo, pur senza aver cagionato in concreto l'effetto di una cessazione reale dell'attività o uno scompiglio durevole del funzionamento, siano stati idonei ad alterare il tempestivo, ordinato ed efficiente sviluppo del servizio, anche in termini di limitata durata temporale e di coinvolgimento di un solo settore" (Cassazione penale, sezione VI, sentenza n. 26077 depositata il 9 giugno 2004), diventa difficile non chiedersi se non costituisca interruzione di pubblico servizio anche lo stravolgimento di un servizio prima di allora correttamente funzionante.

martedì 19 settembre 2006

Itinerari Urbani a Ferrara

L'Associazione ^Il corpo va in città^, in collaborazione con la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Ferrara organizza il Corso di Perfezionamento Itinerari Urbani. Il corso ha l’obiettivo di definire una professionalità capace di leggere i contesti, acquisire strumenti di ascolto utili ad orientare il proprio intervento, agire in rapporto alla situazione sociale di riferimento e attivare strategie partecipative. Il corso si rivolge a diplomati e laureati e propone contenuti appetibili a progettisti, ricercatori, operatori sociali ed educatori.

Sede del Corso
: Facoltà di Architettura di Ferrara, Via Quartieri, 8 44100 Ferrara.
Durata del Corso: Il corso si svolgerà nei week-end a partire dal 18 novembre 2006 fino al 22 aprile 2007 per un totale di 164 ore di lezioni frontali, affiancate da simulazioni di processi partecipativi in aula, visite a siti realizzati con metodologie partecipative, laboratori
esperienziali in ambiente urbano. La chiusura del corso è prevista nel mese di maggio 2007.
Maggiori dettagli: www.itinerariurbani.it e http://www.cittapossibilecomo.org/new.htm

mercoledì 13 settembre 2006

Le politiche del traffico e la salute dei cittadini

Nella discussione su piazza Cavour, da dietro le spalle degli intervistati fa capolino il famigerato parcheggio sotterraneo. Lontano parente del parcheggio a raso da realizzarsi attraverso l'interramento del lago fino alla diga foranea (anni '60), ci strizza l'occhio, il diavoletto, ben sapendo di contare sul politico di turno. Compare una volta in piazza Matteotti, una volta di fronte alla Funicolare, ogni tanto in piazza Cavour, a seconda degli umori di un'amministrazione totalmente assente sul piano progettuale. Duecento, 300, a volte anche 500 posti auto al servizio del centro: il lancio dell'assessore ai Lavori Pubblici, il (cauto) plauso del primo cittadino, il silenzio dell'assessore alla Viabilità, lasciano, di fatto, campo libero alle più disparate elucubrazioni, più o meno disinteressate. Ma il dubbio che uno straordinario attrattore di traffico possa aggravare l'insostenibile situazione ambientale della convalle, non viene a nessuno? Peccato: perché basta girare le pagine dello stesso quotidiano dell'8 settembre, per scoprire che "abbiamo" (e, davvero, per chi utilizza quotidianamente la bicicletta fa specie dover usare la prima persona plurale) superato del doppio il limite europeo sullo smog. Con un'espressione tra lo sconsolato e il rassegnato, il primario di pneumologia del Sant'Anna ci suggerisce di evitare strade trafficate e orari più caldi, soprattutto con i bambini. Ma due parole sul fatto che andrebbe eliminata la causa dell'inquinamento, e non gli inquinati, no? Veramente siamo medici, assessori, sindaci, avvocati, giornalisti e quant'altro ma non cittadini, non persone? Diciamo la verità: non soltanto c'è il dubbio che non esista alcuna politica di gestione del traffico a Como, ma che forse non esista neppure la volontà di approfondire quanto traffico e inquinamento siano connessi e che cosa si possa fare (e si fa) a questo proposito. Io so di nulla sapere, ammoniva Socrate. Affermare che i posti blu sono la risposta comasca ai problemi di inquinamento che Milano vuole gestire tramite il "road pricing", è cosa scientificamente errata, detta senza alcuna cognizione di causa ma tutto sommato innocua. Rifiutarsi di programmare il futuro della città definendo una scala di priorità e dicendo cosa si può fare e cosa non si può fare è (o dovrebbe essere) motivo di grave imbarazzo per un amministratore pubblico. La Biennale di Architettura ha messo al primo posto la città vivibile, sottolineando come il 75% dell'anidride carbonica del mondo si produca nelle città e come la qualità della vita urbana non possa rinunciare a un'architettura strumento di democrazia. Nulla di tutto questo attecchisce a Como, dove all'amministrazione non passa per la mente che, quando la gente chiede di essere più cauti nel rilasciare le autorizzazioni per le manifestazioni in piazza Cavour, forse non sta dicendo che la piazza piace così com'è, ma che è stufa di vedere quattro bancarelle con il formaggio stagionato (con tutto il rispetto per il formaggio). Avanti dunque con il parcheggio sublacuale: purché ci sia uno sponsor politico, la cosa si può fare. Ma se Como vanta tumori ai polmoni e affezioni alle vie respiratorie nettamente superiori alla media italiana, forse è il caso di rivedere le politiche ambientali di questa città. Ammesso che ce ne siano.
Lorenzo Spallino

Pubblicato su La Provincia del 12 agosto 2006

martedì 11 luglio 2006

Il Consiglio Comunale ha adottato il Piano d'Azione AG21 del Comune di Como

L’assessore D’Alessandro l’aveva detto ed è stato di parola : ha portato in Consiglio comunale il Piano d’Azione di Agenda 21 del comune di Como e ne ha proposto l’adozione. Dopo le polemiche suscitate, tra novembre e dicembre 2005, dall’affrettata scelta di otto Azioni fatta in solitario dalla Giunta senza il prioritario passaggio in Consiglio per l’adozione e dalle dimissioni del Dott. Bartesaghi dall’incarico di coordinatore e responsabile scientifico di Agenda 21 Como, sembrava che il processo si stesse fermando.L’assessore D’Alessandro aveva rinviato al mittente le accuse del Dott. Bartesaghi circa la “mancata volontà dell’amministrazione comunale (committente e principale finanziatore del Progetto, ma anche di buona parte di questa Città, di collaborare al Progetto con serietà e metodo (comunicazione, partecipazione, programmazione e azione)” difendendo l’operato della Giunta e in un incontro a gennaio 2006 aveva dichiarato la volontà di far ripartire il Forum.Da allora sono passati cinque mesi, ma dopo il necessario passaggio in commissione ( 23 maggio) , il 3 luglio il Piano è finalmente approdato in Consiglio, assenti il Sindaco, Dott. Bruni ed il Presidente del Forum, Dott. Villani. Assenti anche i numerosi Attori partecipanti al Forum peraltro giustificati perché non avvertiti da alcuna comunicazione. La proposta di delibera è semplice e chiede:
  1. Di adottare il Piano d’Azione di Agenda 21 del comune di Como
  2. Di prendere atto che gli interventi a medio e lungo periodo previsti dal Piano d’Azione saranno individuati e sviluppati sulla base di provvedimenti dei competenti organi comunali in collaborazione con gli Attori del forum interessati
  3. Di prendere atto che la Giunta Comunale ha programmato per l’anno 2006 la realizzazione delle azioni a breve periodo in premessa richiamate e che eventuali impegni di spesa verranno assunti con differenti provvedimenti .
La discussione si fa subito accesa: interviene per primo Mario Lucini, capogruppo della Margherita. Chiede all’assessore ragione del ritardo tra la presentazione del Piano ( 7 giugno 2005) e la sua adozione, denuncia che la giunta ha modificato unilateralmente un’azione in modo proprio non partecipato e dichiara l’indisponibilità del suo gruppo a votare il punto 3 sul quale presenta un emendamento firmato da tutta l’opposizione. L’Ing. Tajana concorda con quanto già detto dal suo capogruppo, elogia il lavoro fatto dai partecipanti ai gruppi di lavoro e si compiace che finalmente venga messa mano al risanamento della rete fognaria, anche se teme che i tempi per la loro realizzazione possano andare oltre l’anno in corso. Elisabetta Patelli (Verdi) a sua volta concorda con le critiche sul modo con cui la giunta ha gestito tutto il processo di AG 21, nota come il Piano sia debole soprattutto per quanto riguarda tempi, risorse e partneships, rileva la mancanza di coerenza tra il Piano d’Azione e la politica di centro-destra, considerazione questa, espressa anche dal consigliere Rinaldi( DS) che evidenzia come l’approccio partecipato e sostenibile di AG 21 alla gestione della città sia poco riscontrabile negli atti della Giunta. Critiche al Piano giungono dal consigliere Aiani (Lega) che ritiene che alcune Azioni siano in ritardo di sette anni, che in alcuni gruppi ci fossero delle persone incompetenti e che il Consiglio o la Giunta avrebbe dovuto proporre alcune azioni dimostrative volte al risparmio energetico, quali ad esempio un’installazione di pannelli solari sul tetto della parte nuova del municipio. Tocca all’assessore rispondere: sentendosi attaccato attacca a sua volta, tralascia di rispondere nel merito lasciando così la minoranza ferma nelle proprie convinzioni. La seduta viene sciolta ed aggiornata al lunedì successivo. Il 10 luglio il sindaco è presente così come è presente in mezzo all’aula consigliare, vero e proprio coup de théatre, il plastico del progetto Ticosa. Si percepisce subito che l’attenzione dei consiglieri è ormai spostata su altre questioni: la Ticosa appunto ed il Piano Attuativo in discussione al punto successivo dell’O.d.G. Si va così velocemente al voto, prima dell’emendamento Lucini che chiede di stralciare il punto 3 dalla delibera, respinto per 18 voti contro 13, poi della delibera d’adozione che passa all’unanimità. Il Sindaco, la Giunta e il Consiglio con questo atto hanno inserito le 67 Azioni del Piano nell’agenda politica della nostra città, dichiarando quindi di condividerle. Ora tutti gli attori, le parti sociali interessate e tutte le persone di buona volontà hanno uno strumento in più a sostegno delle loro richieste, nel caso la Giunta si dimenticasse delle altre 59 Azioni. Perché, non avremo mica scherzato vero?

mercoledì 28 giugno 2006

Chi dorme dove? Il caso del dormitorio pubblico di Como

Oggi a Como chi non ha un posto dove dormire, può trovare riparo da novembre a maggio fra le mura del dormitorio pubblico di via Tommaso Grossi. Si tratta dell'unica struttura gratuita di questo tipo disponibile in città. E' dato in gestione alla Lila, ed è aperto circa sei mesi l'anno durante il periodo invernale. Quest'anno è stato chiuso il 15 maggio. Qualche giorno prima della chiusura, il consigliere comunale Luigi Nessi ha depositato un'interrogazione comunale riguardo la possibilità di avere un dormitorio aperto tutto l'anno, con risposta negativa. Il 14 maggio l'associazione Incroci ha inviato una lettera a sindaco, dr. Stefano Bruni, e all'assessore di riferimento, dr. Paolo Mascetti, chiedendo la stessa cosa ma senza risposta. Il 10 giugno 2006 sono iniziate le raccolte firme: una rivolta al Comune in cui si chiede di creare un dormitorio permanente, l'altra, rivolta alla Provincia, è una proposta di delibera popolare in cui si chiede di attivare forme di concertazione tra i vari enti interessati per creare un dormitorio permanente. Attualmente siamo sulle 700 firme per la provincia. Per il comune la stima è attorno alle 400. E' di questi giorni la risposta data dall'assessore alla stampa: il dormitorio è per sua natura eccezionale e quindi può funzionare solo d'inverno, quando, per l'appunto, le condizioni meteo non permettono di dormire all'aperto.

Per firmare:
  • presso la mensa serale in via T.Grossi, 18 dalle 18.00 alle 20.30 (meglio se nei giorni di lunedì,mercoledì e venerdì)
  • presso iCoordinamento Comasco per la Pace -via Trieste 1 - Fino Mornasco;
  • presso il Centro Servizi per ilVolontariato - via San Martino 3 -Como.
Per leggere il testo della petizione e altre informazioni: www.incroci.org.

Per approfondire:

giovedì 22 giugno 2006

Il parco del San Martino: così lontano, così vicino.

Riceviamo dalla Associazione Iubilantes la notizia dell'iniziativa prevista per Giovedì 29 giugno 2006 al Parco dell'ex Ospedale Psichiatrico di Como, che volentieri diffondiamo.
IL PARCO DEL SAN MARTINO….. COSI’ LONTANO…COSI’ VICINO!
Percorso storico e naturalistico nel parco dell'ex Ospedale Psichiatrico S. Martino
APPUNTAMENTO: ingresso VIA CASTELNUOVO 1 (EX OPP)
ORARIO: 19.45 di Giovedì 29 giugno 2006
ENTI PROMOTORI: Associazione Iubilantes, Luoghi non Comuni, Società Ortofloricola Comense
OBIETTIVO: contribuire a diffondere la conoscenza e la tutela di questa sentinella verde della città per valutarne l’eventuale possibilità di fruizione da parte della cittadinanza, in particolare come polo di educazione ambientale al servizio dell’utenza giovanile.
EVENTO: in tempi diversi, attraverso un suggestivo percorso botanico, Tino Tajana dell’associazione Iubilantes ripercorrerà storicamente le funzioni fondamentali svolte dalle strutture che compongono la cittadella, Emilio Trabella della Società Ortofloricola Comense darà voce al parco,Vito Trombetta e Mauro Fogliaresi dell’associazione Luoghi non Comuni guideranno al Bosco delle Parole Dimenticate. Momenti musicali accompagneranno le tappe più significative della serata a ingresso libero. In caso di cattivo tempo, la serata sarà rinviata a data da destinarsi.
Per maggiori informazioni: Soc.Ortofloricola Comense tel.031.531705 – e-mail: info@ortofloricola.it; Associazione Iubilantes tel. 031.279684 - e-mail: iubilantes@iubilantes.it

mercoledì 21 giugno 2006

Il Cosia navigabile?

Conoscete “l’aria” , “mensile di informazione plurale della provincia di Como”? No? In effetti è ancora un po’ clandestina, la si tova poco nelle edicole ma di sicuro presso alcuni punti quali Garabombo, l’Arci, le Acli e le sedi di varie cooperative del comasco. Come detto dagli stessi promotori, l’aria non è un giornale normale , ma piuttosto un contenitore di pubblicazioni aventi diversa periodicità. Tra queste ecoinformazionicomo, già noto settimanale, ora mensile. Proprio questa testata nel numero di maggio ha sviluppato il tema “la città naturale”, tema particolarmente caro ad associazioni come lacittà possibile che fanno della qualità del vivere urbano una delle cifre del loro agire. Un numero prezioso, da conservare e consultare, non solo perché c’è l’intervento di Marco Castiglioni che a nome del gruppo PVC descrive i luoghi ed il progetto del Parco della Valle del Cosia, ma anche per “tutti gli alberi della città” l’elenco, un vero e proprio censimento, che Andrea Rosso fa dei nostri poco conosciuti compagni di vita urbana. Lascio alla vostra curiosità scoprire gli altri interventi, ma su uno ancora vorrei soffermarmi: quello di Marco Lorenzini , che in “Naturalità artificiale”, traccia l’evoluzione dell’uso del verde in città. Egli conclude il suo pezzo chiedendosi: “c’è a Como una classe politica coraggiosa e illuminata ..capace di far proprio il desiderio di cambiamento, una classe politica capace di una visione chiara e traducibile in orrizzonti che tutti possiamo immaginare, per esempio una Como città d’acqua con il Cosia navigabile, una città modellata sui bisogni della Spina Verde e del lago…”. Penso che Lorenzini si sia permesso una licenza poetica , perché ovviamente il Cosia essendo un torrente non è mai stato né potrà mai essere navigabile.Quanto alla nostra classe politica, mi augurerei che fosse prima di tutto realista, senza particolare immaginazione ma con ferma volontà di mettere in atto, a proposito di acque, il risanamento del Cosia,Fiume Aperto, Breggia e lago, come prescritto da ormai imprescindibili direttive europee.Uno studio effettuato dall’ARPA di Como nel 2004 descrive lo stato di qualità ambientale del Cosia: lungo i suoi 13 Km questo indice passa da buono, appena sopra Tavernerio, a sufficiente, lungo il suo tratto scoperto in città, fino a diventare pessimo nel tratto coperto e alla sua foce. Prima di “un camminamento sui tetti che formi un disegno visto dal cielo”.. come auspica Lorenzini, sarebbe opportuno che si mettesse mano al disegno delle reti fognarie , si completasse l'allacciamento dell'utenza non collettata (13,4% ) e la divisione delle fognature non separate (26,1%), in altre parole che si curasse maggiormente la città sotterranea che, raccoglie così tanta parte di noi.

sabato 3 giugno 2006

Una Como presbite tra alimbicchi e tralicci

Scrive un lettore della Provincia al direttore: "Mille firme per il cedro. Una dozzina i sottoscrittori al comitato per la solidarietà a Rumesh. Ma che razza di città è mai questa?". Già, che razza di città è? Il cedro, malato o sano che sia, appartiene all'iconografia di questa città: come la resta, la messa in Duomo il giorno di Natale, il Tasell, le suore dell'Ospedale Valduce. Rumesh no. Nell'immaginario comasco Rumesh appartiene a un mondo fatto di persone diverse, che parlano una lingua che non è la nostra, un mondo di titoli a piena pagina su pistole, inseguimenti e pattuglie anti-writers. Un mondo ben poco rassicurante, che come tutti i mondi "altri" esige un approccio non usuale, pena l'indecifrabilità. Ovvio che i comaschi, verdi o meno, si mobilitino per il cedro mentre il comitato per Rumesh stenta a decollare, pur proponendosi di raccogliere una somma ridicola rispetto ai costi che questa città si prepara a sopportare per la Notte Bianca. Tutta qui, la spiegazione? Tutta qui, Como? Difficile dirlo: quello che è certo è che la risposta, se è questa, non soddisfa. C'è, in realtà, una Como presbite, che non legge o non legge più, per gesto o abitudine, la quotidiana aggressione alla delicata imperfezione del paesaggio urbano, carattere durevole della città europea. Una Como indifferente alle somma delle piccole mutilazioni che le vengono di volta in volta imposte in successione solo apparentemente casuale, ogni volta limando la soglia dell'attenzione dei cittadini al bello e, per l'effetto, la pienezza della cittadinanza di cui vanno così fieri. C'è una città che vede il cedro, e c'è una città che non vede i tralicci delle Ferrovie Nord, insolentemente piazzati sul cannocchiale tra la Casa del Fascio e l'abside del Duomo. C'è una città che combatte per l'ippocastano, e c'è una città che nulla dice sul fatto che da due anni l'intorno del Monumento ai Caduti si presenta agli occhi dei visitatori come la più disastrata area di cantiere e non come il contorno di un monumento famoso in tutto il mondo, priva com'è dei cipressi che Terragni voleva segnassero fisicamente un'area dedicata al raccoglimento. Per migliaia di anni si sono realizzati monumenti all'ingresso delle città in modo che il visitatore fosse simbolicamente introdotto alla cifra della comunità: oggi chi arriva a Como dall'autostrada riceve il benvenuto da un enorme alambicco. A ricordare i fasti della Como birraiola? Tutto questo sarà legittimo, ma c'è da chiedersi se sia anche opportuno. L'estetica di questa città sta cambiando: chi è preposto alla sua forma evidentemente non se ne preoccupa, ed anzi incoraggia questi mutamenti. L'importante è che siano a "costo zero" e che in cambio, magari, si tenga l'erba bassa e si sostituisca qualche fiore. Erba bassa e fiori: la perfezione di fronte a Villa Olmo in occasione della mostra di Magritte, la vergogna delle aree verdi in periferia per 365 giorni l'anno. Mille firme per il cedro, poco o niente per Rumesh. Insistere nel negare, nei fatti, che anche un ragazzo cingalese faccia parte di questa città, prefigura per Como quello che Calvino scrisse per Maurilia, dove le cartoline della vecchia città non rappresentavano Maurilia com'era, ma un'altra città, che solo per caso si chiamava come questa.
Lorenzo Spallino
Pubblicato su La Provincia, edizione di Como, del 2 giugno 2006

giovedì 1 giugno 2006

Spazio ai giovani

Una bella pretesa
I giovani non hanno spazi. Hanno asili, hanno scuole, hanno discoteche suvvia che cosa vogliono di più? Quali e quanti altri spazi pretendono? E per farne cosa? Luoghi ove depositare macerie di istruzione? Antri dove nascondere vecchi vizi? Perimetri nei quali rinchiudere eterne immondizie? Volumi vuoti pieni di cioè? Niente di personale – s’intende – ma i cosiddetti “Spazi giovanili” non sono un gran modello di efficienza, di concretezza o di elaborazione cultural-sociale. Sono spazi e questo – si suppone – basta sia a chi li chiede sia a chi li dà. Ai giovani è sufficiente averli e agli adulti (dopo infinite tiritere) concederli serve per dimostrare apertura (mentale), capacità d’intenti, senso democratico, spirito di novità e attenzione. Balle! I giovani vogliono spazi dagli adulti (e massimamente dagli amministratori pubblici) per una questione di principio (generazionale, si potrebbe dire) e senza mai presentare un vero “progetto” d’uso: troppo impegnativo elaborare qualcosa che poi – prima o dopo – si dovrà mantenere. “Vogliamo fare musica” dicono anche se nessuno veramente sa suonare oppure: “Vogliamo esprimere la nostra creatività” o anche: “Per relazionarci fuori dagli schemi consueti” sono “concetti” che stanno alla base di molte richieste. Si capisce che la sostanza non è quella; che la domanda non è genuina; che la pretesa è un’altra e procede da quella vecchia concezione del rapporto tra cittadino (giovane) e la (vecchia) pubblica amministrazione: pretendere. Lo spazio concesso per meriti d’età non deve essere un diritto e soprattutto non deve diventare uno spreco perché costa e perché, distribuendolo a casaccio o sotto la spinta di una situazione contingente, diventa uno spreco. Magari potrebbe essere – e meglio – destinato ad altri. La violenza delle richieste (vogliamo!) e la demagogia delle risposte (ecco… figlioli) rivelano un rapporto sterile, diseducativo, inutile. Del resto, se ci fosse veramente un bisogno (per suonare, dipingere, cantare, ballare…) un giovane intelligente lo spazio lo trova da sé; se ci fosse una politica intelligente gli spazi esisterebbero numerosi e già da tempo occupati. Ma queste due “intelligenze” non fanno parte della stessa linea e il cerchio – purtroppo non si chiude.
di Gerardo Monizza
:: da comoin-azione

martedì 23 maggio 2006

Un tratto di riva in cambio di una piscina

Pubblichiamo dal sito Salviamo le rive di Blevio.
Un tratto di riva in cambio di una piscina. Si vuole vendere un pezzo di territorio di grande valore paesaggistico e culturale per ottenere in cambio una attrezzatura di scarso valore, da inserire in un parco storico che verrebbe a sua volta gravemente danneggiato. Con una sola operazione si perderebbero due beni preziosi, pretendendo di trarne un beneficio per la comunità. L'Amministrazione Comunale di Blevio (Como) ha avviato la procedura di una Variante di PRUG (LR 23/1997 e LR 12/2005, art.25) denominata Piano Attuativo Compendio Villa Belvedere. Il proprietario è Achille Locatelli; i progettisti sono l’architetto Marco Gerosa ed il geometra Massimo Colombo. La Variante è stata adottata dal Consiglio Comunale il 12 aprile 2006. Le operazioni previste dalla Variante/Piano Attuativo sono tre:
  1. Incremento volumetrico della Villa Belvedere di 550 mc circa ovvero il 10% del volume esistente;
  2. Vendita della spiaggetta Belvedere col suo percorso di accesso previa cambio di destinazione urbanistica;
  3. Costruzione di un “lido” con piscina (”comunale”) come compensazione (pagamento) per l’acquisizione del terreno pubblico, come previsto da apposita convenzione; stima dell’intervento € 850.000.
Continua su Salviamo le rive di Blevio >>

giovedì 18 maggio 2006

Comitato di solidarietà a Rumesh

E’ stato uno degli avvenimenti più dolorosi degli ultimi mesi a Como. Un evento che non solo ha rischiato di spezzare la vita di un giovane immigrato che si stava inserendo nella nostra comunità, ma che ha certamente aperto una ferita profonda nel tessuto sociale della comunità comasca. Quanto è successo è noto a tutti. La sera del 29 marzo Rumesh Rajgama Acharige (questo il suo nome completo) è stato raggiunto alla testa da un colpo di pistola sparato da un agente del nucleo sicurezza della polizia locale di Como. Al di là delle responsabilità e delle interpretazioni su quanto accaduto, aspetti che competono alla magistratura, alle istituzioni, alla discussione politica e nella società civile, ci siamo posti innanzitutto il problema di aiutare Rumesh e la sua famiglia. Da qui è nata l’idea di dar vita a qualcosa di concreto che è poi sfociata in un Comitato. Il “Comitato per la solidarietà a Rumesh”, appunto, che ora è realtà. E’ nato, si è validamente costituito ed ha la propria sede in via Italia Libera 23. Ne fanno parte CGIL, CISL, UIL, ACLI e CARITAS oltre a alcuni privati cittadini tra cui la sorella di Rumesh, Malka. Scopo esclusivo del Comitato, che non ha fini di lucro, ed è aperto alla raccolta di adesioni, è promuovere una pubblica raccolta di fondi a favore di Rumesh e della sua famiglia, offrendo loro la possibilità di una vita dignitosa e la disponibilità economica per affrontare i bisogni di cura e riabilitazione conseguenti al ferimento. Proprio per dare un carattere di concretezza a questa iniziativa il comitato si è posto fin d’ora un obiettivo ben preciso: quello di raccogliere 25mila euro entro la fine del 2006. Si tratta di una somma considerevole ma certamente alla portata di una realtà come quella lariana che - anche contribuendo a questa iniziativa - può dar forma concreta a quella sensibilità e a quella generosità che i cittadini comaschi hanno dimostrato tante volte, in passato, di possedere.

COME SI PUO’ CONTRIBUIRE?

Aiutare Rumesh e la sua famiglia è semplice. Si può:
  • fare un versamento sul conto corrente presso la banca S. Paolo, filiale di Como, via Milano 178, intestato al “Comitato per la solidarietà a Rumesh”, coordinate bancarie n. 01025 10902 100000004058;
  • oppure rivolgersi alle sedi provinciali di CGIL, CISL, UIL, ACLI, CARITAS.
Naturalmente l’entità e l’uso dei fondi raccolti, verrà dettagliatamente rendicontato e reso pubblico e sarà soggetto alle norme di legge che presiedono alla raccolta pubblica di fondi per garantire assoluta serietà e trasparenza dell’iniziativa. Ora tocca ai comaschi vincere questa gara di solidarietà.

venerdì 5 maggio 2006

Come passa il tempo ...

Quanto tempo è passato da quando un ragazzo di nome Rumesh è stato colpito alla testa da un colpo sparato da un vigile in borghese, perchè sospettato di essere un writer? Il contatore qui sotto serve a ricordarcelo, in uno con il fatto che da allora si aspettano risposte, dimissioni, esiti delle indagini e quant'altro.

venerdì 7 aprile 2006

Gli Sventurati sorrisero ...

«Tra l'altre distinzioni e privilegi che erano stati loro concessi, per compensarli di non poter esser all’altezza, c'era anche quello di stare in un quartiere a parte. Quel lato dell’edificio era sovente frequentato da alcuni tra loro, scellerati di professione, molti de' tanti, che, in que' tempi, e co' loro sgherri, e con l'alleanze d'altri scellerati, potevano, fino a un certo segno, ridersi della folla e delle leggi. Il nostro manoscritto non li nomina e senza parlar inoltre del casato. Un giorno, Costoro, da una finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta la folla animosa passare o girandolar 1ì, certamente per ozio, allettati anzi che atterriti dai pericoli e dall'empietà dell'impresa, s’affacciarono e attendevano senza gran sospensione, come avesse a finire quella burrasca, lontano però dal sospettar che dovesse cader così spaventosamente addosso a loro. Qualche galantuomo precorse di traverso la folla, per avvertirli di quel che li sovrastava. I commessi, attirati già dal rumore sulla porta, guardavano sgomentati lungo la strada, dalla parte donde il rumore veniva avvicinandosi. Mentre ascoltano, vedon comparire la vanguardia: in fretta e in furia, si porta l'avviso a Costoro: mentre questi pensano a fuggire, e come fuggire, un altro viene a dirgli che non è più a tempo. I commessi ne hanno appena tanto che basti per chiuder la porta. Metton la stanga, metton puntelli, corrono a chiuder le finestre, come quando si vede venire avanti un tempo nero, e s'aspetta la grandine, da un momento all'altro. L'urlìo crescente, scendendo dall'alto come un tuono, rimbomba nel vòto cortile; ogni buco della casa ne rintrona: e di mezzo al vasto e confuso strepito, si senton forti e fitti colpi alla porta. Solo allora, affacciandosi quasi in sospetto, Costoro s’accorsero di quel che stava davvero succedendo lì sotto e, al richiamo insistente della folla che li aveva scorti far quasi capolino, si mostrarono. La folla allora gridò: - Assassini, assassini, dimissioni, dimissioni – e poi ancora – Pace, pace – con grande confusione di idee e di voci eppur ferma e quasi immobile ad attendere una qualsivoglia risposta. I militi di giustizia ch'ebbero per primi l'avviso di quel che accadeva, spediron subito a chieder soccorso al comandante del castello il quale mandò alcune guardie. L'ufiziale che li comandava, avendo osservato il comportamento di Costoro, non sapeva che partito prendere. Lì sotto non era altro che una, lasciatemi dire, accozzaglia di gente varia d'età e di sesso, e tuttavia pacifica che stava a vedere. All'intimazioni che gli venivan fatte, di sbandarsi, e di dar luogo, rispondevano con un cupo e lungo mormorìo, ma nessuno si moveva. Avvenne a quel punto che tutti, soldati, guardie e pure i commessi con assieme la folla intera sollevarono come sorpresi lo sguardo verso la vetrata finestra dietro la quale, come fantasmi, Costoro sembravano curiosare. All’improvviso il corteo fermò il suo lento ondeggiare, le mille voci tacquero e vi fu un lungo silenzio. Gli sventurati sorrisero.»
pseudo Manzoni da “Le Promesse mancate” ovvero “Storia della finestra infame
testo di Gerardo Monizza; immagine di Carlo Pozzoni.

mercoledì 5 aprile 2006

Sterilizzare l'ippocastano?

In questi giorni su La Provincia è apparsa la notizia della proposta di SPT per la riqualificazione dell’Area Ippocastano: 2 campi sportivi coperti, spogliatoi e quant’altro, chiaramente nell’assoluta salvaguardia del monumento verde. Al di là di sottolineare eventuali opportunismi od opportunità della Società promotrice, che peraltro finanzierebbe a proprie spese l’iniziativa, mi interessa chiederci: è solo l’orror vacui, piuttosto che un bisogno di ordine (in senso più o meno civico), che muove questo inconsapevole atto verso la sterilizzazione di un luogo? E ancora: ipotizzare un serio confronto (senza facili demagogie ne strumentalizzazioni) tra la comunità insediatasi (sudamercani) e la comunità indigena (comaschi del quartiere) e magari anche i Writers locali (vedasi vecchie ipotesi dell'ex Sindaco Botta) insieme alla Società proponente e coordinato dalla Pubblica Amministrazione, finalizzato alla reimmaginazione di questo posto, seppur più impegnativo, non potrebbe contribuire a costruire quella condivisione, senza la quale si perderebbe il senso di ogni sua trasformazione? Di seguito un estratto del contributo fornito a questo proposito su l’Aria, gennaio 2006:

Storia di un luogo: l’Area Ippocastano
Quasi vent’anni fa un gruppo di cittadini si è opposto, con successo, all’abbattimento di un bellissimo esemplare di ippocastano rosa, finalizzato alla costruzione di un autosilo. L’albero era assurto a simbolo dell'identità di un luogo, e di un quartiere, e della presenza di una comunità non solo locale, che intorno all’albero si è ri-trovata. Circa cinque anni fa, in prossimità dell’area dove nel frattempo era stato localizzato provvisoriamente un “parcheggio di attestamento a raso” tuttora esistente, vengono realizzate, come opere di urbanizzazione del complesso ex-Pessina (oggi Dadone), un percorso pedonale lungo le ferrovie Nord ed un improbabile campetto da gioco in cemento. Dopo i primi anni di completo inutilizzo, vista l’ubicazione apparentemente poco felice, una comunità di sudamericani né ha fatto un luogo, dove intere famiglie nelle sere di primavera e d’estate si incontrano nell’occasione di una partita a pallavolo, con rete e tiranti autocostruiti. Indubbiamente un luogo loro, in vece di un
nostro luogo della distrazione del Piano, della confusione pianificatoria, un luogo apparentemente senza senso. Un luogo perduto dove invece si è espresso un desiderio di città, intesa come comunità che si incontra che abita, che si ri-trova in uno spazio. Sarebbe interessante, a questo punto, sapere cosa ne pensano quei semplici cittadini, e non solo quei movimenti, che quasi vent’anni prima hanno salvato l’albero attorno al quale queste persone oggi si incontrano. Se, come dice precisamente Franco la Cecla, “Abitare è una facoltà umana. E’, cioè una abilità acquisita, costruita su una predisposiozione biologica, (l’essere fisicamente presenti in un luogo) ma elaborata culturalmente, quindi condivisa con una società.”, il dato che oggi queste persone lì non si ri-trovino non è tanto per una poco ortodossa qualità di quello spazio, ma per una quanto mai sopita abitudine all’abitare. E questo noi crediamo sia causato, al di la di ogni facile retorica, sia da una cultura tecnico-urbanistica che continua ad occuparsi di produrre e localizzare edilizia anziché porsi il problema delle condizioni dell’altrui abitare, sia da una crescente mancanza fondamentale di fiducia da parte di cittadini verso la possibilità di abitare la città, come ben ci ricorda Elisabetta Forni: “Si comunica poco e male, perché manca o è insufficiente una risorsa fondamentale: la fiducia. La città non garantisce certezze -se non purtroppo spesso in negativo- e genitori e bambini non hanno le risorse per dialogare. La città diventa allora l’altro da sé: portatore o creatore di mali reali o immaginari. Non è più un luogo da esplorare e nel quale apprendere attraverso l’esperienza, ma un mondo da cui difendersi, se è il caso. [Marco Castiglioni e Alberto Bracchi]

Aesculus - Ippocastano

[Da Wikipedia] L'Aesculus noto con il nome comune di Ippocastano è un albero di grandi dimensioni appartenente alla famiglia delle Sapindaceae (già Hippocastanaceae), la specie più conosciuta in Italia è l'A. hippocastanus. Tutte le specie del genere Aesculus sono originarie dell'Asia e del nord America. Importato in Italia e in Europa, l'ippocastano viene usato in special modo a scopo ornamentale e lo si può trovare nei parchi e in molti giardini, ha un aspetto maestoso, la sua chioma di notevole altezza (oltre i 30 m) è molto ampia e tondeggiante, i vistosissimi fiori ermafroditi e profumati, riuniti come grandi pannocchie, sono di colore bianco e si aprono tra aprile e maggio; la liscia corteccia è di colore grigiastro.
I frutti o semi sono delle grosse e lucide castagne non commestibili, racchiuse in un riccio aculeato e vengono comunemente chiamati castagne d'India. Le foglie decidue, di colore verde brillante, sono di forma palmata e dotate di un lungo picciolo, unite al ramo in posizione opposta.
A volte le persone, per difendere questo albero maestoso, si radunano in migliaia e scendono in piazza, ritrovando come per miracolo una forte spinta interiore a mettersi insieme per difendere degli ideali [Como, 1990].

L'importante è legittimarsi ...

No. Mi spiace, ma nella vicenda che ha portato al ferimento di un ragazzino di 18 anni sospettato di essere un writer, si sta commettendo un errore, anzi il solito errore, quello di giustificare in qualche modo i writer e così legittimare la posizione di chi invoca il nucleo antiwriter. La gente non vuole i writer come non vuole i corpi speciali con "licenza di uccidere". E ha ragione. Non solo: senza saperlo, la gente comune coglie il nocciolo del problema, perchè giustificando un estremo si legittima il suo opposto. Per quanto mi riguarda, gli autori degli scarabocchi di cui è pieno il centro storico possono essere tranquillamente inviati ai lavori socialmente utili: il fatto che il Comune di Como non gli abbia mai concesso degli spazi, non giustifica in alcun modo che si sfoghino bomboletta alla mano. Sono sottoposto a un regime fiscale folle che mi impone di anticipare il 90% delle tasse su entrate ancora non avvenute: non per questo mi vendico portandomi a casa l'equivalente in cartelli stradali. Come sempre, sfugge il dat di sfondo: si è creato un corpo speciale che risponde a soggetti politici e non a istituzioni centrali. Questo è il vero punto: vederlo non sottolineato e annegato tra le polemiche, le urla, i capelli da rasta, le bombolette, le keffiah, mi amareggia più del sorriso ebete dei quattro affacciati alla finestra del municipio, che invece sanno benissimo che alzando il livello della polemica le ragioni dei giusti scompariranno con quelle degli empi. "Uccideteli tutti: il Signore riconoscerà i suoi": gridò il legato pontificio Arnaldo-Amalric alla presa di Bèziers. Finirà così. Tutti a urlare, ma la voce di quelli che denunciano la violazione dei principi costituzionali in materia di ordine pubblico finirà inascoltata, confusa e incomprensibile. E tutto rimarrà come prima. L'importante è continuare a legittimarsi vicendevolmente ... keffiah vs. pizzetti di AN. Che tristezza.

martedì 4 aprile 2006

Un uomo alla finestra, anzi quattro

L’ha fatto di proposito o è il suo abito mentale?
Ieri, il sindaco Bruni o meglio, il suo mezzobusto, è apparso ad una finestra del Municipio , proprio mentre stava passando il corteo “ Como città solidale e disarmata”, organizzato da partiti ed associazioni comasche, per manifestare solidarietà al ragazzo ferito - gravemente, da un proiettile esploso dalla pistola di un vigile della squadra antiwriters - e dissenso politico alla giunta Bruni che questa squadra ha fermamente voluto. Guardate, guardate la foto di Ponzoni su la Provincia di oggi 4 aprile 2006 , che ritrae il sindaco ed i suoi assessori, alla finestra, e chiedetevi che cosa mai li faccia sorridere , perché, sì, il sindaco sta proprio sorridendo. Questa è l’immagine che rimarrà negli occhi dei circa 1000 partecipanti che, arrivati davanti alla facciata di Palazzo Cernezzi che dà su via Sauro, con stupore, hanno visto Bruni e D’Alessandro, assessore all’Ambiente, Pastore, Presidente del Consiglio Comunale, e Caradonna, assessore ai Lavori Pubblici, guardare il corteo da dietro i vetri di una finestra: che non si è aperta quasi a segnare fisicamente, con il suo rimanere chiusa, la non volontà di dialogo.

Ad ulteriore conferma dell’atteggiamento di chiusura ad ogni confronto si è aggiunto il rifiuto opposto dalla maggioranza alla richiesta dei gruppi di minoranza di dedicare una seduta consigliare ai fatti avvenuti: questa sera all’ordine del giorno non si discuterà dell’accaduto ma del bilancio 2006. Eppure la città ha avuto un sussulto, è uscita dal torpore che la avvolge da anni: lo testimoniano le numerose lettere pervenute al quotidiano La Provincia che parlano di incredulità per quanto è avvenuto e partecipano il loro sdegno per il modo con cui questa amministrazione sta gestendo l’accaduto.

Lo testimonia la presenza forte e dolce dei tantissimi giovani che hanno accompagnato il corteo, portando striscioni che alternavano gli slogan più duri e politici “ Si dimettano i responsabili” “ Assassini vergognatevi” a quelli più creativi “ di writing si muore” , “ muri puliti, strade sporche di sangue” “Pochi imbecilli sparano in città” a fare il verso alla campagna antiwriters voluta dalla giunta e che recita “ Pochi imbecilli sfregiano una città” . Lo testimonia la risposta corale , partecipata e solidale di settori della società civile, solitamente cauti nella critica, specialmente verso questa maggioranza.

Caro dott. Bruni, lei, che si dice persona moderata sa che un sindaco dovrebbe essere per i suoi concittadini il buon pater familias di antica memoria e sa che di questi dovrebbe avere il noto buon senso, quello che, lei, purtroppo, non ha avuto, quando ha deciso di guardare dall’alto quanto avveniva. Torno alla domanda dell’inizio: lo ha fatto di proposito, per provocare, o è il suo abito mentale?

Lo striscione di Città possibile con le parole “ sicurezza è partecipazione - siamo con Ramesh e con i ragazzi” ha accompagnato il corteo e la presenza dei tre presidenti, che si sono succeduti in questi 12 anni di attività, ha confermato la volontà dell’associazione di essere presente nei momenti significativi della vita della città. Nella foto, Angelo Vavassori, Alberto Bracchi e Lorenzo Spallino.

Ragazzi che sporcano/dipingono i muri

Leggo tanti commenti sulla stampa sul caso del ferimento di Rumesh. E' bene che se ne parli, che non ci si stanchi di parlarne. Aggiungo qui un contributo

1° Non mi scandalizzo per i muri sporcati da imbrattatori o vandali. Il vandalismo mi deprime, ma dobbiamo riconoscere che la mancanza di rispetto per il bene comune è frutto della nostra cultura. Ci sono però problemi ben più importanti dei muri imbrattati.
2° Le pitture murali, fatte da quelli che oggi chiamiamo writers, hanno storia millenaria. Sono comunicazione e cultura, spesso arte. E contribuiscono a rendere allegri i muri grigi delle nostre squallide periferie o dei nostri squallidi sottopassaggi urbani.
3° Non riconoscere questi fenomeni, e criminalizzarli in favore della (presunta) sicurezza, vuol dire forse cercare di nascondere i veri problemi della città e i veri, e ben più gravi, fenomeni di illegalità.
4° Creare il clima di criminalizzazione e repressione, e rifiutare il dialogo con i protagonisti di questi fenomeni, vuol dire assumersi gravi responsabilità sociali.
5° Inventare strumenti di repressione come queste ’squadrette’ dalla pistola facile vuol dire unire alle gravi responsabilità una gravissima incompetenza.
6° Credere che la città possa diventare più sicura e più viva e più pulita con questi metodi dimostra di non conoscere le più importanti esperienze europee di riqualificazione di spazi urbani.
7° Con tutto questo, e dopo questo fatto doloroso e grave, bisognerebbe che chi assomma tutte queste ‘qualità’ abbia la dignità e il coraggio di dimettersi. Subito.

P.S.: Ai duri, ai repressori dei writers: non cercate di identificare i ragazzi della foto. Sono di un'altra città, e sono autorizzati.

SICUREZZA E' PARTECIPAZIONE
SIAMO CON RUMESH, SIAMO COI RAGAZZI

lunedì 3 aprile 2006

Città solidale e disarmata: Como, piazza del Duomo, 3 aprile 2006, ore 18,30

Mentre qualcuno dovrà spiegare come sia possibile che a Como esistano dei corpi armati che rispondono alle istituzioni politiche - cosa che succedeva nell'Argentina del generale Videla, ma che non è ammissibile avvenga nell'Italia del terzo millenio - segnaliamo il corteo che prenderà il via oggi alle ore 18,30 da piazza del Duomo. Trentuno realtà locali, tra cui Città Possibile, ricorderanno con la loro presenza il dolore e la follia di una città dove solo gli ex di Gladio possono commentare con espressioni come "sono i rischi di chi lavora in prima linea per la sicurezza" (Paolo Mascetti, La Provincia 31 marzo 2006, p. 2) quello che è avvenuto Venerdì 31 marzo 2006: un ragazzo di 18 anni - che non si era fermato all'alt della polizia locale in borghese perché non aveva la patente ma solo il foglio rosa - è stato inseguito, estratto dall'auto a armi spianate, messo contro un muro pistola alla nuca e colpito da un colpo esploso a bruciapelo che gli ha trapassato il cranio. Incidente, dichiara il sindaco Bruni; ^costo^ afferma il vice sindaco Mascetti, che bolla come "immorali" le manifestazioni degli studenti; ^disgrazia^ chiosa l'assessore Scopelliti che ha ideato e voluto la task force anti writers.

Inutile ricordare a questi signori che, lungi dal rassicurare, le barriere finiscono per alimentare in una spirale senza fine i fantasmi della paura (La Rocca, 2002): qui si parla di una ragazzino in fin di vita per avere commesso un'infrazione al codice della strada, come giustamente ha sottolineato il questore di Como, Angelo Caldarola ne La Provincia di ieri. Stupisce infine che la Procura non abbia iscritto nel registro degli indagati chi permette che a Como si aggirino vigili in borghese autorizzati a ^ingaggi^ ad armi spianate, colpo in canna e senza sicura. Ma siamo certi che qualcuno avrà una spiegazione anche per questo.

martedì 14 marzo 2006

Libertà: di espressione?

In quanti modi è possibile declinare l'espressione ^blog^? La definizione di diario on line è ormai datata e certamente insufficiente a raccogliere, in un unico contenitore, forme ed espressioni tra loro distanti. Mentre lasciano francamente indifferenti i contenitori intimistici, dai toni del tutto autoreferenziali, suscitano invece interesse le iniziative di denuncia e riflessione sociale. In una città ai bordi dell'Impero come Como, non può non far notizia un blog come Vivere a Como, fin troppo ricco di spunti e riflessioni su questa città. Non spetta a noi ^certificare^ la bontà di quello che si scrive sul blog in questione, anche perchè le voci sono tra loro diversissime per registri e contenuti: quello che ci preme è invece accogliere l'appello lanciato dal suo curatore, che ha denunciato in un recente post i tentativi di chiusura subiti o le indagini per capire chi si nasconda dietro allo psuedonimo di ^Sir Percy Blakeney^. Città Possibile ben conosce le prodezze di chi, investito di ruoli di responsabilità istituzionale, si sente in dovere di far sapere, per interposta persona, di non gradire commenti al proprio operato minacciando ricadute sul lato delle collaborazioni in atto: per questo appoggia, senza riserve, l'appello di Vivere a Como, convinta che iniziative di confronto pubblico, lontane dalle attuali strategie comunicative istituzionali (ammesso che ce ne siano), non possano che far del bene a questa città.

venerdì 3 marzo 2006

La strada non vale un tubo e il traffico non è un liquido

MOBILITÀ URBANA / LE ULTIME SCOPERTE. Ingorgo al computer. Come si rendono più intelligenti le dinamiche del traffico? E' quello che studia la Fisica delle Città. Una nuova scienza che ci riguarda tutti.
Interessante articolo su L'espresso.it, la cui parte finale è quella che più interessa i temi della Città Possibile. Che le dinamiche del traffico non possano essere assimilate a quelle dei fluidi è cosa - almeno per alcuni - nota. Non per i nostri amministratori, che ancora ragionano come se chiudendo una strada, il traffico necessariamente si debba riversare in quelle laterali, occludendole. La cosa è nota e dimostrata almeno dal 1957, in occasione delle manifestazioni di opposizione all’ampliamento di Washington Square (New York , 1957). Riassumo per gli assessori competenti: nel 1957 i residenti di Washington Square – una piazza in Greenwich Village -, si opposero, su iniziative di due “massaie”, al progetto di allargamento della strada che attraversava il parco per raggiungere la piazza. Gli amministratori locali non soltanto vennero costretti a rinunciare al progetto di R. Moses, “lo sventratore di New York”, ma furono obbligati a chiudere del tutto la strada, anche su suggerimento dello stesso Moses che confidava nel caos che ne sarebbe derivato. Anche in questo caso, successe il contrario di quanto paventato: il traffico diminuì non soltanto attorno a Washington Square, ma su tutta la Quinta Avenue. Il caso citato non è il solo: nel novembre del 1962 una coalizione di cittadini ottenne dall’amministrazione comunale la chiusura al traffico della via principale di Copenhagen, via Stroget; quattro mesi più tardi furono i commercianti a impedire che la via venisse riaperta alle auto. Con grande stupore dei trafficisti, la chiusura non comportò la saturazione delle vie secondarie, confermando la teoria – allora rivoluzionaria – che per diminuire gli imbottigliamenti non è necessario realizzare nuove arterie, quanto chiuderne alcune.

Riflessioni, briciole di appunti, per gli assessori comaschi, che dovrebbero chiedersi per quale motivo i cittadini dovrebbero utilizzare la fantomatica ferrotramvia se ancora si progettano parcheggi sublacuali e neanche un posto auto viene tolto a CSU, la società controllata cui è affidata - per contratto - la gestione delle aree di sosta e degli autosili di proprietà comunale, almeno fino al 31.12.2013.

mercoledì 22 febbraio 2006

Europa, sulle strade si muore di meno.

Da Repubblica.it: Diminuiscono i morti sulle strade europee. Lo scorso anno i decessi sono stati 41 mila, 8 mila in meno rispetto al 2001. [...] Quanto a numero di morti, le strade italiane non sono molto differenti da quelle dei partner europei, con un discreto aumento della sicurezza riassunto dalle cifre: oltre 5600 vittime nel 2004, un migliaio in meno rispetto al 2001, e una percentuale di decessi per numero di abitanti in piena media Ue. [...] Secondo lo studio della Commissione, nei quindici vecchi paesi dell'Unione le strade urbane sono più pericolose rispetto alle autostrade, con il 67% degli incidenti verificatisi all'interno delle mura cittadine.
Insomma, il solito bollettino di guerra. Da noi continuo a vedere penzolare gli striscioni dell'ACI messi vicino alle scuole con il segnale di pericolo ^Attenzione! Bambini!^. Conoscevo i segnali ^Mucche^ (Alto Adige), ^Cervi^ (passo dello Stelvio)^. Forse esiste anche ^Pecore^(Barbagia?). Ma che i bambini fossero un pericolo, questa poi ... forse le assicurazioni ...?

mercoledì 15 febbraio 2006

Reality show a Tavernola nel centro per lavoratori immigrati

"Doveva ospitare lavoratori in difficoltà, ma non ci sono richieste. Vuoto il Centro da 900 mila euro. Il Comune: coinvolgeremo industriali e artigiani per promuovereil progetto".
Il 14 febbraio sul giornale La Provincia di Como viene denunciato uno scandalo sociale che cade proprio nel periodo dei tagli sulla spesa sociale: il comune di Como ha progettato e realizzato un dormitorio nato vecchio.
Quale famiglia, ma anche quale impresa profit o no-profit, potrebbe permettersi di spendere 900.000 euro di sola ristrutturazione più il costo dell'immobile e ritrovarselo vuoto.
Pensato per i lavoratori in difficoltà, in realtà soprattutto per gli immigrati, il centro di via Conciliazione a Tavernola ci è già costato tanto e ogni giorno ci costerà sempre di più. Come mai?
E' figlio di una concezione superata e poco rispettosa delle persone, non risponde alle esigenze dei lavoratori, è persino oneroso, infatti costa di meno abitare nelle case del comasco, che sono già care: basta trovare uno o due amici. Chi ha voglia di spendere 360 euro al mese per stare in una camera a 4 letti con le persone che ti trovi ? C'è qualche assessore o consigliere comunale o qualche mega dirigente che vuole fare un'esperienza esaltante? Propongo che, gratuitamente, chi ha avuto questa bella idea trascorra un mesetto in questa situazione, dopo aver lavorato 8 ore in un cantiere edile. Espansione TV potrebbe riprendere 24 ore su 24 il reality show Tavernolake e incrementare i suoi dati di ascolto. Dopo questo mese il centro si potrebbe chiudere e destinare ad altri compiti.

Un altro interrogativo ci si potrebbe porre: ma cosa c'entra la Lega italiana lotta all'Aids - che gestisce il centro - con la gestione di un centro di questo tipo? La creatività non ha limiti, ma è così scandaloso chiedere a ciascuno di fare il proprio mestiere ?

I tagli ai servizi sociali sono assurdi, ma spendere così i (pochi) soldi pubblici è semplicemente vergognoso. Questa è l'ennesima dimostrazione che gli sprechi esistono mentre c'è chi non tira la fine del mese. Chiedo al sindaco e al presidente della Regione: chi deve pagare per questa scelta dissennata? In realtà, bastava chiedere agli stessi immigrati un parere e si sarebbero risparmiati 900.000 euro.

martedì 7 febbraio 2006

Vedano Olona Natale 2005

Succede anche questo. A Vedano Olona, dove in anni recenti abbiamo realizzato uno dei più belli e articolati percorsi di partecipazione, un insensato atto vandalico ha distrutto, dandola alle fiamme, la struttura gioco ideata e progettata dai bambini delle vicine scuole e realizzata nel Parco Spech da un'Amministrazione Comunale lungimirante come se ne vedono poche.

Una grande struttura in legno di robinia realizzata su misura dal Larobatorio di Como che univa le idee e la fantasia dei bambini al rigore progettuale e all'osservanza delle norme più avanzate sulla sicurezza.


Nei due anni passati la frequentazione è stata altissima, anche da parte di famiglie provenienti dai comuni vicini. Un grande gioco che tutti sentivano come proprio. Per questo appare ancora più insensato l'atto vandalico. Oggi ci si appresta a ricostruirla così com'era, segno di quanto la comunità locale la sentisse propria.

lunedì 30 gennaio 2006

Neve, e poi neve, e ancora neve

La neve cambia improvvisamente le carte in tavola. Quando arriva di notte ti accorgi che c'è qualcosa di strano, dove sono finiti i rumori della strada? La neve cancella i colori, bianco, bianco, solo bianco: ma sul bianco risaltano i colori delle persone. Le donne gli uomini i bambini per la strada sono più uguali e più allegri, oggi c'è qualcosa di diverso, oggi si cambia! Il primo effetto della neve sulla strada, quando ancora sono pochi centimetri e ci sono in giro ancora le auto, è che disegna in bianco lo spazio ai lati della strada, quello per i pedoni, e lascia ancora grigio lo spazio minimo che serve a un'auto per passare: caspita! ne basta molto meno del solito! La magia ha inizio, in poche ore il manto di neve compie la rivoluzione: donne, uomini bambini e cani in mezzo alle strade bianche, le macchine no, pochissime. Qualche stupido commentatore televisivo dice "la città spettrale ...", ma la città è magica, viva ma di una vita completamente diversa da ieri. La rivoluzione continua nel rito della spalatura dove si fanno conoscenze, si scoprono nuovi vicinati e nuove convivialità, la neve è ancora leggera, ci si prende il tempo necessario. La macchina per oggi può restare ferma. La natura ci ha restituito per oggi aria pulita e cuore leggero. Ma, come viene di rado, la neve dura poco: il giorno dopo è grigia e pesante, e la magia svanisce. Devo liberare il mio parcheggio e allora butto la neve sul tuo, d'altra parte se no dove la metto? Devo difendere il mio spazio vitale, il parcheggio della mia macchina, e non guardo in faccia nessuno. Che strano, mi sentivo così buono ieri e oggi sto ridiventando una carogna ... La rivoluzione è durata un giorno. Per la prossima ci toccherà aspettare il lago in piazza. Speriamo che faccia presto, prima che costruiscano le paratie!

martedì 24 gennaio 2006

Auto-mobili?

Auto-mobili? Mobilità (come diritto di tutti a muoversi), immobilità/incapacità (di chi ci amministra ad affrontare con serietà e coraggio il problema) . Giochi di parole sul tema del giorno: auto, parcheggi, aria irrespirabile e raccolta di firme di cittadini inferociti. A questi ultimi, e ovviamente ai nostri amministratori, consiglio di leggere "La mucca puzza, l'auto puzza e inquina" di Guido Viale, dal Manifesto, da cui traggo questo pezzo:

La vera alternativa allo stato di cose esistente consiste nel dichiarare «area protetta» il bene pubblico rappresentato dalle strade urbane, e di sottoporle a vincoli rigorosi che garantiscano la salvaguardia delle sue funzioni più proprie; così come l'istituzione di aree protette (i parchi) affronta e risolve il problema della salvaguardia dei beni naturalistici assai meglio di quanto abbiano fatto le enclosures: sia dal punto di vista del valore - non solo ambientale, ma anche economico - delle risorse, che, ovviamente, da quello dell'equità. Dichiarare le strade urbane area protetta significa vietarle al traffico privato: cioè a tutti quei veicoli che non svolgono un servizio pubblico o di pubblica utilità: caratteristiche, queste, che vanno valutate e negoziate in modo mirato, caso per caso, e che possono variare nel tempo e a seconda delle circostanze; una valutazione e una negoziazione che rientrano tra i compiti di assoluta priorità delle autorità che hanno in carico la gestione del territorio.

Leggetelo tutto, ne vale la pena.

venerdì 20 gennaio 2006

Arte e frammenti di città

A proposito di arte e scelte politiche sottintese: Como ha imboccato la strada delle mostre legate ai grandi nomi della pittura moderna (Mirò, Picasso, ora Magritte). Altre città hanno deciso di investire sull’arte diversamente. A Napoli, per esempio, l’arte è diventata uno dei cardini della politica di rinnovamento urbano. Alla base una strategia precisa: togliere le opere dal piedistallo dei musei per farle entrare nei territori quotidiani. Piazza Plebiscito, finalmente liberata dalle auto, nel dicembre 1995, ha accolto una Montagna di sale, opera di Mimmo Paladino. Un’installazione temporanea capace però di lasciare un segno forte nella memoria delle persone (abitanti, passanti, turisti). Da allora, ogni Natale, un artista diverso ha reinterpretato la piazza, secondo un rituale di cui la città si è subito appropriata.
Che non si trattasse solo di scenografie d’effetto ma di una trama effettiva lo hanno dimostrato le nuove stazioni della Metropolitana: uno dei “non luoghi” della vita urbana ha subito una totale metamorfosi grazie all’intervento dei principali artisti contemporanei. Oltre a fare discutere, a sorprendere, a volte emozionare, colore e ironia sembrano anche invogliare ad usare di più il mezzo pubblico.
Certo, Napoli e Como sono due entità incomparabili. Ma una città di 80.000 abitanti, decidendo di abbandonare la sua sobrietà laboriosa per sperimentare forme d’arte non di consumo ma di uso sociale, saprebbe da dove partire. La Fondazione Ratti da tempo organizza a Como un Corso Superiore di Arte Visiva, che permette a giovani studenti, provenienti da tutto il mondo, di lavorare sotto la guida di un artista di prestigio internazionale. Quest’anno il corso si intitola Fragmented City ed è dedicato alle città frammentate in cui viviamo,
città che si contraggono, crescono rapidamente, si muovono, creando al proprio interno territori separati, tante isole che convivono una accanto all’altra a diverse velocità.

Mi chiedo: alla città di questa importante riflessione creativa resterà qualcosa?

giovedì 19 gennaio 2006

Varese, anno stellare 3026.24.0

"Como non respira. Polveri sottili alle stelle" intitola oggi il Corriere di Como. "Smog da record, ricoveri in aumento", gli fa eco La Provincia. "Smog, oggi targhe alterne a Roma. La ragione è semplice: mai così alte le polveri sottili, che raggiunta la soglia di 183 microgrammi per 20 giorni consecutivi fanno di Como la città più inquinata della Lombardia. Preso atto che 50 è il limite oltre il quale le polveri sono considerate dannose per la salute e che 5 sono i giorni di superamento delle polveri sottili (PM10), Varese ha deciso il blocco totale del traffico nel centro storico per oggi, dalle 8 alle 20. E Como? L'importante è non autoprescriversi i farmaci, raccomanda il primario di pneumologia, prof. Giura sulla Provincia di oggi: "sempre meglio chiedere al medico a quale rimedio ci si deve affidare". Come dire: "Dottore, ho un coltello nel fianco. Cosa faccio?" "Non si tocchi la ferita con le mani sporche!" "Ma posso togliere il coltello?" "Non lo chieda a me!".

mercoledì 18 gennaio 2006

Ha ragione Libeskind

Liberiamo la città dagli impedimenti visivi che ci vietano di vivere una esperienza completa … della città. Oltre che in piazza Verdi ce ne sono diversi ed ingombranti nella zona a lago, attorno a Villa Olmo, Villa Gallia e qualcuno, pochi in verità, nelle aree del centro. Per fortuna qualche impedimento visivo è già stato eliminato, come quelli attorno alle opere del Terragni ( un grande cedro davanti alla scuola materna Santelia e dal perimetro del Monumento ai Caduti ). Ora queste belle opere consentono un’esperienza completa. L’esperienza (leggere sospirando) sarà ancora più intensa se queste aree saranno gestite dalla Csu, come gestisce i parcheggi di piazza Volta e via Auguadri (basta sospirare). Tolti gli impedimenti visivi, anche a Como ci starebbero bene qualche torre di Libeskind, come quelle gemelle di New York o quelle approvate per Milano. Se un qualunque psicanalista legge, mi potrebbe fornire una interpretazione dell’idea fissa di fare torri di Libeskind ? A coppie e contorte per di più !
Se si pensa di togliere il cedro e quei pochi giardinetti dalla piazza almeno si cambi il nome del musicista a cui è intitolata . Rossini, Toscanini, chi volete, ma non Verdi ! Oltre al danno anche la beffa direi di no. Come direbbe Totò, caro dr. architetto Libeskind ed estimatori, “ ma ci faccia il piacere”.

martedì 17 gennaio 2006

Magritte e la città

I quotidiani locali annunciano con una certa enfasi - in verità più il Corriere di Como che la Provincia, la quale mantiene un minimo riserbo - l'0k alla mostra su Magritte. Dato atto all'assessore Gaddi di essere riuscito a condurre in porto il suo progetto, resto sempre perplesso sul fatto se l'iniziativa debba essere letta nell'ottica di una politica di vasto raggio per Como e, soprattutto, se tale politica esista e quale sia. Ne avevo parlato in un Povertà vecchie e nuove, un pezzo pubblicato sul Pesanervi di Michele Diodati, riprendendo un intervento presso i Lions. Di quel pezzo mi piace ricordare la citazione di quello che scriveva Don Daniele Denti nella presentazione del rapporto 2002 Disagio sociale a Como e dintorni:
che futuro può avere una città di meno di 80.000 abitanti, in buona parte anziani? È una questione improrogabile. La risposta più semplice è dire che non sarà più una città. Almeno ci fosse qualcuno che teorizza questo, cioè Como città impostata solo sui servizi, sulle attività pubbliche, sulla cultura e il divertimento. Bisognerebbe dargli contro, però sarebbe almeno un'idea chiara, per quanto a mio avviso impossibile da realizzare. Invece tutti vogliamo una città viva, abitata e abitabile, accogliente e aperta alle novità del nostro tempo e assistiamo impotenti al fatto che si vada nella direzione esattamente opposta ai nostri desideri.
Il dubbio sulle politiche sociali e territoriali comasche resta: ma "abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio" (Giuda, 22).

mercoledì 11 gennaio 2006

Maestre violente al nido: ma i genitori dove sono?

"Maestre violente al nido smascherate dal telefonino", intitola così il Corriere della Sera di oggi, cronaca di Milano.
Li sculacciavano, li minacciavano, li costringevano a rimangiare i bocconi che avevano sputato, li chiudevano a chiave in uno sgabuzzino buio. Maestre cattive. E le loro piccole vittime: dodici bambini dai 18 mesi ai 3 anni, iscritti in un micronido nella periferia nord est della città, tra Precotto e Crescenzago. È diventata una stanza degli orrori quell'unica classe aperta a settembre al piano terra di una materna comunale. Con due «orchi» e un'eroina a salvare le sorti dei bambini: una bidella coraggiosa che ha deciso di reagire. Ha preso il telefonino e filmato tutto, percosse e punizioni. Poi, il 19 dicembre, è andata alla polizia. Pochi giorni di indagine, condotta dal pm Marco Ghezzi (tra i testimoni, la terza maestra che ha confermato tutto), e lunedì sono scattati i provvedimenti: il gip Giovanni Verga ha disposto per le due giovani donne (intorno ai 25 anni, una laureata in psicologia, l'altra con un diploma di assistente sociale) il «divieto di dimora» per il reato di percosse. In sostanza, le educatrici non potranno entrare né lavorare in quell'asilo. Il pm aveva chiesto al gip una misura più severa: gli arresti domiciliari con l'accusa di maltrattamenti aggravati.
Non so se - come accusano i Ds - questo sia il risultato della privatizzazione che il Comune di Milano ha da anni messo in atto sui molti servizi sociali: certo c'è da chiedersi se e quali garanzie vengano chieste alle cooperative che gestiscono gli asili nido, quale formazione abbiano gli operatori, quale ruolo giochi l'attenzione all'infanzia nella graduatoria delle priorità dell'amministrazione comunale. Sorridente, l'assessore all'Infanzia, Bruno Simini, invita, giustamente, a non criminalizzare "tutta la categoria delle educatrici", mettendo l'accento sul fatto che la segnalazione sia arrivata dall'interno, ossia da una bidella. Il sistema, conclude, ha (o, meglio, avrebbe) quindi dato buoni risultati:
Lo dimostra il fatto che i genitori incontrati ieri mattina dai miei dirigenti erano all'oscuro di tutto. alcuni hanno addirittura fatto il regalo di Natale alle due maestre indagate.
A parte il fatto che se il "il sistema" è quello dell'affidamento in outsourcing [tradotto in italiano, esternalizzazione] dei servizi comunali, è proprio "il sistema" ad aver dato pessima prova di sè, a parte la tristezza di non leggere nelle dichiarazioni dell'assessore una sola riflessione sull'opportunità di verificare l'idoneità della cooperativa a proseguire il servizio in questione, mi chiedo: ma davvero l'iniziativa deve partire da una bidella? E' possibile che nessuno a casa si sia accorto di niente, che i bambini a casa fossero sereni, che si comportassero normalmente? "Com'è andata oggi, signora maestra?" "Il solito. Ha fatto un po' di capricci, come tutti, non lo facciamo più, vero Mariolino?" "Mariolino, saluta la maestra" "Non saluta ... mi scusi" "Non fa niente, tanto ci vediamo domani, vero Mariolino?"

giovedì 5 gennaio 2006

I Suv? Non salvano i bambini

[Da Repubblica.it]
Chi fino a oggi ha scelto un Suv nella presunzione (legittima per carità, almeno a giudicare dalle dimensioni di queste auto) che i bambini potessero viaggiare lì sopra protetti nel migliore dei modi sbaglia: l'Ospedale per bambini di Filadelfia ha infatti appena dimostrato - con un ponderoso studio pubblicato su "Pediatrics", rivista leader al mondo del settore - che i bambini che viaggiano su un Suv corrono gli stessi rischi rispetto a quelli che viaggiano su una normale vettura [...] Sempre secondo l'Ospedale per bambini di Filadelfia, fra Suv e normale berlina alla fine il bilancio di sicurezza è pari. E per chi non ci credesse sulla rivista "Pediatrics" ci sono una marea di dati a suffragio di questa tesi, dati che arrivano dall'analisi dettagliata su 72 mila bambini fino a 15 anni di età coinvolti in incidenti stradali.
Riflessioni interessanti, anche se di un altro pianeta.

martedì 3 gennaio 2006

«I cantieri... e i cittadini?»

Il Sindaco di Como, StefanoBruni, annuncia: il 2006 sarà l'anno dei cantieri. Angelo Vavassori, presidente di Città Possibile, replica con garbo in un articolo pubblicato oggi su La Provincia. Potete scaricarlo e leggerlo nella pagina delle novità della Città Possibile, all'indirizzo http://www.cittapossibilecomo.org/new.htm.
 
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