mercoledì 11 gennaio 2006

Maestre violente al nido: ma i genitori dove sono?

"Maestre violente al nido smascherate dal telefonino", intitola così il Corriere della Sera di oggi, cronaca di Milano.
Li sculacciavano, li minacciavano, li costringevano a rimangiare i bocconi che avevano sputato, li chiudevano a chiave in uno sgabuzzino buio. Maestre cattive. E le loro piccole vittime: dodici bambini dai 18 mesi ai 3 anni, iscritti in un micronido nella periferia nord est della città, tra Precotto e Crescenzago. È diventata una stanza degli orrori quell'unica classe aperta a settembre al piano terra di una materna comunale. Con due «orchi» e un'eroina a salvare le sorti dei bambini: una bidella coraggiosa che ha deciso di reagire. Ha preso il telefonino e filmato tutto, percosse e punizioni. Poi, il 19 dicembre, è andata alla polizia. Pochi giorni di indagine, condotta dal pm Marco Ghezzi (tra i testimoni, la terza maestra che ha confermato tutto), e lunedì sono scattati i provvedimenti: il gip Giovanni Verga ha disposto per le due giovani donne (intorno ai 25 anni, una laureata in psicologia, l'altra con un diploma di assistente sociale) il «divieto di dimora» per il reato di percosse. In sostanza, le educatrici non potranno entrare né lavorare in quell'asilo. Il pm aveva chiesto al gip una misura più severa: gli arresti domiciliari con l'accusa di maltrattamenti aggravati.
Non so se - come accusano i Ds - questo sia il risultato della privatizzazione che il Comune di Milano ha da anni messo in atto sui molti servizi sociali: certo c'è da chiedersi se e quali garanzie vengano chieste alle cooperative che gestiscono gli asili nido, quale formazione abbiano gli operatori, quale ruolo giochi l'attenzione all'infanzia nella graduatoria delle priorità dell'amministrazione comunale. Sorridente, l'assessore all'Infanzia, Bruno Simini, invita, giustamente, a non criminalizzare "tutta la categoria delle educatrici", mettendo l'accento sul fatto che la segnalazione sia arrivata dall'interno, ossia da una bidella. Il sistema, conclude, ha (o, meglio, avrebbe) quindi dato buoni risultati:
Lo dimostra il fatto che i genitori incontrati ieri mattina dai miei dirigenti erano all'oscuro di tutto. alcuni hanno addirittura fatto il regalo di Natale alle due maestre indagate.
A parte il fatto che se il "il sistema" è quello dell'affidamento in outsourcing [tradotto in italiano, esternalizzazione] dei servizi comunali, è proprio "il sistema" ad aver dato pessima prova di sè, a parte la tristezza di non leggere nelle dichiarazioni dell'assessore una sola riflessione sull'opportunità di verificare l'idoneità della cooperativa a proseguire il servizio in questione, mi chiedo: ma davvero l'iniziativa deve partire da una bidella? E' possibile che nessuno a casa si sia accorto di niente, che i bambini a casa fossero sereni, che si comportassero normalmente? "Com'è andata oggi, signora maestra?" "Il solito. Ha fatto un po' di capricci, come tutti, non lo facciamo più, vero Mariolino?" "Mariolino, saluta la maestra" "Non saluta ... mi scusi" "Non fa niente, tanto ci vediamo domani, vero Mariolino?"

1 commenti:

Alberto Terzi ha detto...

Se il problema dell'educazione di qualità si identificasse nell'outsourcing, basterebbe gestire tutto sotto la forma di "pubblico", ma eistono altrettanti esempi di questo tipo anche nelle strutture cosiddette comunali.
Nessuno sembra ammettere, invece, che oggi alle cooperative viene chiesto di lavorare sempre di più a costi sempre contenuti e in situazioni spesso precarie che non consentono di investire in formazione, in aggiornamento, ma soprattutto in qualità e valutazione. Quel che si deve assolutamente evitare è il concetto di delega, di rimozione del problema. Se il genitore delega al comune il quale delega alla cooperativa, la quale delega all'operatore, tutto è lasciato al senso di responsabilità del lavoratore e non a un sistema di servizio monitorato da diversi punti di vista. Non basta il curriculum, bisogna vedere all'opera le persone, assicurare loro formazione, verifica, concordare con loro obiettivi educativi e periodicamente verificarli insieme. L'educazione oggi più di ieri è il risultato di un sistema che si coordina e collabora: i genitori, i dirigenti e gli operatori del comune e gli educatori.

 
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