venerdì 24 aprile 2009

Sulla via di Damasco 2: la vendetta.

Sulla lunga strada che conduce ad Agenda 21 avevamo un tempo insignito l'assessore D'Alessandro del premio ^Sulla via di Damasco^. Oggi, letto il Corrierino, dobbiamo insignire dello stesso premio il Sindaco Stefano Bruni che dichiara oggi a proposito del prospettato concorso di idee per l'area a lago dove sorge lo stadio:
Prima di prefigurare scenari che modifichino radicalmente la città [...] è necessario un confronto politico in giunta, in maggioranza e in consiglio comunale.
Sant'anna docet ...

martedì 21 aprile 2009

La nostra infinita emergenza: Barbara Spinelli su La Stampa

Faccio una cosa che in genere non faccio mai: copio e incollo dal sito de La Stampa un articolo di Barbara Spinelli sull'emergenza, segnalatomi da Cesara Pavone, per il timore che possa andare perso.

19/4/2009
La nostra infinita emergenza
di Barbara Spinelli
fonte: http://www.lastampa.it/
link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=40
Sono ormai anni che viviamo nell’emergenza, e quasi non ci accorgiamo che ogni mossa, ogni parola detta in pubblico, ogni sopracciglio intempestivamente inarcato, son sottoposti a speciali esami di idoneità, che mescolano etica e estetica, dover essere e presunto buon gusto. La mossa, la parola, il sopracciglio, devono adeguarsi all’ora del disastro: sia esso attentato terroristico o ciclone, tsunami o terremoto. Chi rompe le righe si copre di colpe, prestamente censurate. Vergogna e indecenza sono il marchio impresso sulla fronte di chi non ha tenuto conto del perentorio buon gusto. L’emergenza è diventata una seconda pelle delle democrazie, e per questo non ci accorgiamo quasi più dell’anormale convertito in normale: delle libertà che per l’occasione vengono sospese, dell’autonomia di giudizio che vien tramutata in lusso fuori luogo.

È un po’ come il corno che cresce d’improvviso sulla fronte di tutti i concittadini di Bérenger, protagonista dei Rinoceronti di Ionesco: arriva il momento in cui la protuberanza è talmente familiare ed estesa che chi non la possiede si sente un reietto, e lo è. Anche durante il terremoto in Abruzzo è stato così, e questo spiega lo scandalo assolutamente abnorme generato da una trasmissione televisiva - Anno Zero di Santoro - che era un po’ diversa dalle altre perché fondata sulla denuncia polemica: dell’organizzazione dei soccorsi, e soprattutto della secolare commistione fra affari, corruzione, malavita, edilizia.

Indecente è stata definita la trasmissione, perché questa non era ora di far scandalo: di «seminare zizzania con i morti ancora sotto le macerie, di descrivere l’Italia come il solito Paese di furbi, incapaci di rispettare ogni legge scritta e morale», ha scritto Aldo Grasso sul Corriere della Sera, l’11 aprile. Lo spazio smodato dato su giornali e telegiornali all’evento è esemplare, perché conferma una malattia democratica diffusa. Incapaci di dominare eventi più grandi di loro, le democrazie vivono sempre più di emergenze, ne hanno bisogno esistenziale. A partire dall’ora in cui è pronunciata la frase fatale: «Questo non è il momento», già è stato di eccezione. In tempi normali è proprio questa l’ora delle controversie. Se non nel mezzo del disastro, quando farne l’archeologia e denunciare?

Non così in stato d’eccezione, quando è il regnante a decretare natura e vincoli del momento. La sua sovranità è essenzialmente sulla vita e la morte, e il momento è dunque quello delle bare allineate, del supremo dolore, del lutto vissuto nell’unanime afflizione. Grazie a questo momento si crea un’unità magica, propizia all’intensificazione massima della sovranità. Viene mobilitato anche l’Ecclesiaste: «C’è un tempo per demolire e un tempo per costruire». La Bibbia per la verità parla all’anima, ma nell’emergenza anima e politica si fondono. Assieme, esse giustificano lo stato d’eccezione che sempre esordisce con la soppressione, non si sa se davvero provvisoria, di libertà e abitudini alla critica vigenti in epoche di pace. Giorgio Agamben, che ha studiato tale materia, racconta come morte e lutto siano ingredienti dello stato d’eccezione sin da Roma antica: l’emergenza si chiamava iustitium, e in quei giorni veniva abolito il divieto di mettere a morte un cittadino senza ricorso a un giudizio popolare (Agamben, Lo Stato di eccezione, Torino 2003).

Stato d’eccezione o emergenza sono in realtà imbellimenti di quel che effettivamente accade, camuffano lo stato di guerra: per l’Oxford English Dictionary, sono suoi sinonimi, eufemismi. È in guerra che i comportamenti liberi, biasimatori, son ribattezzati disfattisti. Nell’emergenza guerra, disastro e morte richiedono un dover-essere e un dover-dire. È a questo punto che lo stato di eccezione si tramuta in regola, e il sistema giuridico politico in «macchina di morte». La morte fa tacere il popolo e al tempo stesso nutre il sovrano. È il grande correttore, regolatore: non dici cose scomposte davanti a una salma, anche se veritiere. Il potere usa la morte: diviene necrofago. L’uomo colpito da catastrofe è ridotto a vita nuda e quest’ultima sovrasta la vita buona, prerogativa di chi tramite la politica e la libera opinione esce dalla minorità. La nudità politica, scrive Hannah Arendt nelle Origini del Totalitarismo, può esistere anche senza diritti civili.

Il fenomeno non è nuovo, Agamben lo spiega molto bene. I giorni dello iustitium sono anche i giorni in cui si celebra il lutto del sovrano. Leggi e libertà non sono abolite ma sospese, perché l’essenza del potere (potere di vita e di morte) non appaia vuoto. Da allora ogni disastro, naturale o terrorista, è occasione di affermare tale essenza. Di mettere in scena non il morire o il multiforme soffrire dei cittadini, ma la possibile morte del sovrano e della stessa politica. L’unità si fa non attorno alle salme ma al sovrano, il quale dice: «Sono io in causa, e la vera posta in gioco è la dilazione della mia messa a morte, l’anticipazione rituale del lutto della mia persona».

Nella storia della democrazia c’è anche questo: l’eccezione che cessa d’esser tale, facendosi regola. Che non proclama più giorni di lutto, ma epoche. Tutto è guerra, in permanenza si tratta di riconfermare il sovrano unendo il mio col suo, la solidarietà emotiva di cui ho bisogno io e quella di cui necessita lui. L’idea che tale sia la guerra moderna nasce nel ’14-’18, ed è teorizzata da uno dei suoi protagonisti, Erich Ludendorff, nella Guerra Totale scritta nel 1935. Nella guerra democratica totale scompare la distinzione tra fronte e retrovia, militari e civili (Heimatfront è la fusione hitleriana - animista, dice Ludendorff - tra fronte e patria). Il governo delle emozioni permette di metter fra parentesi libertà e norme, e in questo ha le stesse funzioni della violenza fuori-legge. Il giornalista che aderisce agli imperativi di tale emergenza distrugge il proprio mestiere.

Nei disastri c’è chi soffre, chi governa, chi racconta (messaggero nella tragedia antica, giornalista oggi) e chi indaga rammentando. Ogni ambito ha un suo dover-essere, una sua autonomia. Se la priorità per il messaggero sono i sofferenti, si racconterà tutto quel che essi provano: gratitudine ma anche rabbia, sollievo per i soccorsi e ira suscitata da uno Stato complice di speculazioni edilizie. Chi ha letto Gomorra, ricorderà quel che Saviano scrive nel capitolo sul cemento armato, «petrolio del Sud», a pagina 235-236: «Tutto nasce dal cemento. Non esiste impero economico nel Mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai… L’imprenditore italiano che non ha i piedi del suo impero nel cemento non ha speranza alcuna. È il mestiere più semplice per far soldi nel più breve tempo possibile.… Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia... Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova».

L’emergenza, come la guerra, ha sue leggi speciali. Non sono le leggi della dittatura, perché la dittatura crea nuove leggi. Lo stato d’eccezione permanente è più insidioso: non instaura regolamenti nuovi, ma sospende leggi e libertà creando vuoto legale, anomia. L’Ecclesiaste a questo punto non è parola di Dio, ma decreto del sovrano che assieme al giornalista-messaggero invoca unanimismo. Il giornalista nega se stesso, quando consente a mettere sullo stesso piano gli abusi dell’edilizia e gli «abusi di libertà» di chi punta il dito su tali abusi: invece di vigilare, giustifica - per sé e i concittadini - lo stato d’eccezione.

domenica 19 aprile 2009

Como: verde urbano

Vieni, c'è una strada nel bosco.....
... che ti porta dritto dritto ... ad una bella discarica!


Visualizza Como_discarica rifiuti verdi in una mappa di dimensioni maggiori

Le foto sono qui

La domanda é:
é una nuova discarica autorizzata ?
purtroppo non c'é nessun cartello che lo lasci supporre ma di certo é bella comoda, non recintata, praticamente aperta 24h su 24! Così se si é fuori orario per la piattaforma ecologica che accidenti di domenica è chiusa.......

venerdì 17 aprile 2009

La Como che si muove: il video su altracomo.it

martedì 31 marzo 2009

Ho visto cose che voi umani non potete immaginare: il vescovo e gli abusivi.

Ischia, il vescovo si schiera con gli abusivi: fermiamo la demolizione delle prime case.

Monsignor Filippo Strofaldi, lancia un appello ai responsabili della Procura della Repubblica di Napoli. «Alziamo la nostra" (nostra?) "voce accorata, sollecitati da qualche famiglia e da movimenti partitici perché la demolizione di case abusive, ma si tratta spesso di 'prime case', venga sospesa in attesa anche del Piano Case proposto dal governo e di cui si ha soltanto l’annuncio ma non ancora i contenuti».

L'articolo sul Corriere del Mezzogiorno

Gas tossici in Val Padana

[nell'immagine, la composizione delle polveri sottili in Lombardia (in percentuale). Fonte: Pier Alberto Bertazzi, Inquinamento atmosferico e malattie cardiovascolari, novembre 2008. Origine file].

L'Espresso pubblica una bella inchiesta sui mali della padania, a firma di Luca Carra e Luca Piana. L'articolo, disponibile a questo indirizzo, mostra la verità nascosta sull'inquinamento in Lombardia: dove l'anidride carbonica e le polveri sottili crescono a dismisura. Mentre aumentano le malattie causate dallo smog. Straordinariamente efficace l'immagine disponibile a questo indirizzo, che mostra la perdita di aspettativa di vita (in mesi) a causa dell'inquinamento dell'aria.

Il progetto Kioto Lombardia, citato nell'articolo, è disponibile a questo indirizzo.

sabato 28 marzo 2009

La Como che NON si muove

Una quindicina di anni fa era apparso sui muri di Como lo slogan ‘Como vince il traffico!’. Qualcuno che aveva la capacità di prevedere il futuro aveva aggiunto una ‘A …Como vince il traffico!’ Mai profezia fu tanto vera! La Como che si muove oggi tenta di muoversi ancora in macchina, incolonnandosi nelle ore di punta lungo le varie direttrici di entrata/uscita dalla città. Centinaia di migliaia di auto con dentro quasi sempre solo il conducente. Spesso la classica mammina con un bambino da accompagnare a scuola che neanche si vede nella enorme auto nera coi vetri oscurati, e che finirà quasi certamente a parcheggiare su un marciapiede. Qualche volonteroso preveggente amante dell’ambiente, sempre 15 anni fa e più, chiedeva a gran voce la metropolitana leggera, o la tramvia veloce, e i nostri amministratori annuivano coscienti del problema. Infatti … ecco oggi un trasporto pubblico efficiente e moderno, con gli studenti che si accalcano la mattina per accaparrarsi il posto migliore, quando, e se, arriva il bus. Ma si sa i trasporti pubblici costano troppo, figuriamoci poi il metrò leggero. Allora già che ci siamo eliminiamo quelle fastidiose corsie preferenziali, come a Villa Olmo, che tanto non le rispetta nessuno. Beh, ci penseranno il Piano del Traffico e il Piano Parcheggi (ma un bell’autosilo sotto Sant’Agostino perché no?) a risolvere le cose: sosta regolamentata, bisogna capire che il suolo è prezioso, di tutti, non solo delle auto, percorsi ciclabili, moderazione del traffico. Sono passati quasi dieci anni ma i risultati? Ah sì, 80 metri di pista ciclabile e un paio di intersezioni rialzate … poi ci meravigliamo se nelle classifiche della vivibilità scivoliamo sempre più in basso. Non ci rimane che la bici, la vecchia, cara, … rivoluzionaria bicicletta. Molti comaschi se ne sono accorti, che conviene, è più sana e simpatica dell’auto, e ci mette di meno. Eh, no! Como non è una città adatta alle biciclette, poco spazio, troppe salite. E allora? La Como che si muove in realtà è ferma al palo, quando tante altre città, non solo in Europa, anche vicino a noi, fanno passi da gigante e cominciano a respirare aria pulita.

Per parlare di questo e altro, l'appuntamento è Venerdì 3 aprile 2009 per la Como che si muove (Osteria del Gallo, h. 18:00 in punto).

mercoledì 25 marzo 2009

1, 10, 100 COMO: LA COMO CHE SI MUOVE

Venerdì 3 aprile 2009: terzo appuntamento di 1, 10, 100 Como. Il tema è la mobilità. Ci si interroga sulle nuove forme di mobilità e dei trasporti, sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, sul limite della convivenza tra salute e diritto alla mobilità. Coordina: Alberto Bracchi. Intervengono: Emanuela Donetti [http://www.urbanocreativo.it], Eugenio Galli [http://www.fiab-onlus.it], Aldo Pozzoli [www.muoversi.net].

L'appuntamento è presso l'Osteria del Gallo, via Vitani 16, Como, con inizio alle ore 18:00.

Link permanente e info: http://www.cittapossibilecomo.org/como.htm

venerdì 20 marzo 2009

Maccheariachefa

«Maccheariachefa» è il titolo di un mostra che apre domenica 22 a Roccabrivio Sforza (San Giuliano Milanese): esposte oltre 130 tavole di fumetti e satira su inquinamento atmosferico, rifiuti, scorie radioattive, detriti organici, raccolta differenziata e tutto quanto riguarda la difesa ambientale del nostro mondo. La mostra è aperta martedì e mercoledì 9-12.30; giovedì e venerdì 9-18; sabato e domenica 14-18. Il ricavato dei biglietti (5-2 euro) verrà utilizzato per la piantumazione di 7mila querce nel Parco Agricolo Sud Milano. Info: tel. 02.5796831 – 02-98128321. Nella foto una tavola di Vincino

Fonte: Corriere della Sera

giovedì 19 marzo 2009

Catturati sei cani killer in Sicilia. Ovviamente qualcuno si oppone all'abbattimento.

La notizia non è che sono stati catturati alcuni dei cani che hanno ucciso un bambino di 10 anni e ridotto in fin di vita una turista tedesca di 24 anni. La notizia è che qualcuno, associazioni animaliste e sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, si oppone. Nessun abbattimento, dicono: "i cani vanno catturati come si fa per tigri e leoni, usando un anestetico". Io credo che nessuno di questi signori abbia provato ad immaginare che cosa può provare un bambino di dieci anni assalito da un branco di cani, che nessuno di loro possa anche soltanto lontamente avvicinarsi all'orrore di quei momenti. C'è un bambino che negli ultimi momenti di vita ha detto ^Ho freddo. Voglio la mamma^. Ci sono dei cani pericolosi. E c'è un branco di imbecilli in giro. Non so chi sia più pericoloso dei due. Qualcuno, come il Sindaco di Modica, Antonello Buscema, ha indicato una soluzione. Dirgli grazie, no?
 
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