
Le cosiddette "grandi mostre" di recenti impianti a Como non hanno nulla di culturale, trattandosi della semplice trasposizione a Como di raccolte molto parziali e limitate di alcuni moderni, o dell'affitto di alcuni quadri da parte di musei-bisognosi di denaro- senza alcuna preparazione e approfondimento culturale. Sono, cioè quelle di Como, il frutto della "mostrite" (dall'indubbio doppio significato), come è stato autorevolmente definita la mania, soprattutto dei piccoli Comuni, di darsi una pseudo veste culturale, facendo "mostra" di tutto e di tutti, senza alcuna "intelligenza" nel "capire" e nel fare capire ciò che si mostrava. Di ciò approfittano musei e raccolte che affittano alcune loro opere, al fine di avere degli introiti; sul mercato di tali offerte ce ne sono parecchie e non c'è proprio bisogno di girare il mondo (in prima classe) per conoscerle.
A mio parere, perché una mostra d'arte sia tale e riscuota interesse più vasto di quello casalingo (cittadini e normali visitatori della città, che non portano benefici indotti di sorta) e abbia una risonanza tale da attirare, in virtù propria, dei visitatori, deve essere frutto di un disegno culturale di un certo impegno e di una adeguata preparazione, non necessariamente rivolta a grandi nomi. L'esempio di Bergamo e Brescia, con la valorizzazione degli artisti locali, è da seguire.
A Como, basta dare uno sguardo alla nostra storia (ovviamente si deve - da comasco - amare il nostro territorio) e scegliere quale tematica, con impegno, intelligenza e - forse- con minori costi finanziari, affrontare e proporre.
Mi creda cordialmente suo
Prof. Enrico Bernasconi
La Provincia del 29 giugno 2008
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