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martedì 28 giugno 2011

Con i privati il risultato é garantito: la nuova leggenda metropolitana


Avevamo gli alligatori nelle fogne, il lancio di vipere da elicotteri, le scie chimiche, l'autostoppista fantasma, il cagnolino messicano, il tronchetto della felicità con annesso ragno gigante. Non ci bastavano. All'elenco delle leggende metropolitane La Provincia di Como del 26 giugno 2011 ha sentito il bisogno di aggiungere quella secondo cui ^Con i privati il risultato é garantito^ [pdf]. Quello che conta é il dunque, scrive La Provincia, e quindi va dato atto ai privati che hanno messo mano, sia pure in via provvisoria, al lungolago di Como, di aver messo in piedi un'operazione "aggraziata, pulita, ordinata, colorata e allegra persino". "E ne ricaviamo anche una morale", continua La Provincia. Ossia che "quando a metterci la faccia é un privato, che pochi o tanti che siano mette di suo anche il denaro, il risultato nove volte su dieci é garantito". Se é possibile sorvolare sull'uso della prima persona plurale - dove il parlante o si riferisce a se stesso in modo enfatico ("Noi, papa Giovanni XXIII ...") o ad una categoria (ma bisognerebbe sapere se i categorizzati sono d'accordo con il categorizzante) - colpisce la pericolosa generalizzazione secondo cui ^il privato è meglio del pubblico^. Primo perché, come tutte le generalizzazioni, é sbagliata. Secondo perché, nella misura in cui proviene da un medium riconosciuto, autorizza il destinatario a fare sua un'opinione altrui spacciandola per dato oggettivo (quello che fa il TG4 di Emilio Fede). Terzo perché é curioso che un giornale, che dovrebbe fare del riscontro il proprio credo quotidiano, ignori la complessità della realtà dove la differenza tra buono e sbagliato non sta nel soggetto ma nel processo. I dati ci dicono che l'eccellenza nella scuola materna sta nel pubblico, non nel privato, ridotto a baby parking, che l'eccellenza delle scuole superiori sta nel pubblico, non nel privato, spesso ridotto a esaminificio. Qualche anno fa ho pubblicato i risultati di uno studio nella implementazione delle nuove tecnologie nei processi di trasformazione territoriale. La conclusione é stata che i risultati migliori, riconosciuti dallo stesso Ministero, li aveva ottenuti un Comune della Provincia di Milano che aveva gestito i processi di partecipazione in proprio, senza affidarsi a consulenti esterni, anche di grido, come gli altri nove enti esaminati avevano fatto (v. nota). Potevo concludere che l'eccellenza in materia sta, sempre, nel pubblico? No. E allora perché per un ^cerotto verde^, come l'ha definito un giornalista dello stesso giornale, messo su un cantiere irrisolto bisogna far credere alla gente che ^privato buono, pubblico cattivo^?

L'articolo ^Con i privati il risultato é garantito^ (La Provincia, edizione di Como, 26 giugno 2011) é scaricabile in formato pdf a questo indirizzo: http://www.cittapossibilecomo.org/doc/bardaglio.pdf .
  


Nota
Processi di trasformazione territoriale e nuove forme di partecipazione, Territorio, Rivista trimestrale del dipartimento di architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano, n. 47 (Franco Angeli, Milano, 2008, ISSN 1825-8689). La versione integrale in pdf é scaricabile qui. Una versione on line é disponibile a questo indirizzo http://www.webimpossibile.net/08/8.5.08.htm.

domenica 28 novembre 2010

Un'altra informazione é possibile

Da un poco conosciuto media comasco [http://www.quicomo.it/], un bel pezzo di giornalismo. Puntuale, corretto, giustamente polemico, se per polemico si intende riportare le cose alla giusta dimensione.

Citare la fonte di un video, una questione di correttezza, di Dario Alemanno
27 Nov 10 17:16
Il sindaco di Como Stefano Bruni dice addio alla conferenza stampa del martedì. Niente più incontro settimanale con i giornalisti. La notizia, pubblicata oggi su La Provincia (sabato 28 novembre 2010) è stata anche confermata dall’ufficio stampa di Palazzo Cernezzi. Dunque, a malincuore dobbiamo avvertire i nostri affezionati amici che la rubrica “Parla il Sindaco” non potrà più essere aggiornata tutte le settimane. Peccato! Proprio adesso che avevamo cominciato a seguirla anche in diretta!

Per quale ragione il sindaco ha deciso di sopprimere l’incontro del martedì con la stampa? Dall’articolo di Giorgio Bardaglio, caposervizio del settore Cronache Como de La Provincia, si capisce che Bruni se la sarebbe presa a morte con i giornalisti della carta stampata perché riportando le sue parole, con le quali ha invitato i cittadini a non uscire di casa in caso di neve, gli hanno messo contro la città. Bruni ha anche detto che la neve si scioglie da sola e quindi spendere un milione di euro è uno spreco, praticamente soldi buttati nel lago. Ovviamente tutti questi concetti sono stati espressi dal sindaco all’interno di un discorso molto più ampio, fatto di tanti altri pensieri e ragionamenti. L’intero discorso di Bruni sulla neve è disponibile sul nostro sito (guarda il video). Nella redazione de La Provincia questo lo sanno bene. Sanno bene che su QuiComo.it si trovano le immagini video di tutti gli incontri di Bruni con i giornalisti.

Non intendiamo ora disquisire sul fatto se sia giusto o meno estrapolare dichiarazioni da un discorso lungo e complesso (è innegabile che la carta stampata subisca le limitazioni imposte da esigenze di misura e impaginazione che un video di solito su internet non ha). Non intendiamo nemmeno commentare, né dare ragione al sindaco o ai giornalisti che hanno riportato le sue dichiarazioni. Chi ci segue sa bene che noi non interveniamo mai per commentare le notizie. Cerchiamo di essere distaccati e di non schierarci. Per questo i nostri video delle conferenze di Bruni raramente sono tagliati. Ci sono tuttavia risvolti in questa vicenda che ci costringono a esprimere alcune considerazioni e critiche. E qui arriviamo al cuore del discorso.

Nel sopra citato articolo di Bardaglio sul primo cittadino e le sue affermazioni sulla neve, si legge testualmente:

Siamo andati a rivedere il filmato originale. In effetti non ha detto “Un milione di euro per spalare la neve è uno spreco” come i nostri educati cronisti hanno trascritto. In effetti le sue parole testuali sono state altre. Per la precisione queste: “Un milione di euro per la neve è una cagata”. Pazzesca.

Viene menzionata l’esistenza di un video originale in cui il sindaco parla della neve. Eppure non viene detto dove si possa vedere tale video. Non viene detto che il video è stato visto su QuiComo. Ci domandiamo il perché? Citando la fonte del video non si dà forse un bel servizio e un esempio di correttezza ai propri lettori? Di contro, non citando la fonte non si manca un po’ di rispetto e correttezza nei confronti dei colleghi (pur concorrenti) che quel video lo hanno realizzato? In fondo il filmato dà modo a tutti di verificare le parole del sindaco e giudicarle di persona. Perché, quindi, non citare QuiComo?

E’ stato leggendo l’articolo su Bruni, la neve e le conferenze soppresse che ci è venuto in mente un precedente caso analogo (in realtà ce ne sarebbe un terzo, ma sorvoliamo). L’8 novembre si è discussa la mozione di sfiducia al sindaco. In quell’occasione il consigliere Alessandro Rapinese si è fatto notare per un durissimo intervento in cui ha attaccato, con espressioni al limite dell’insulto e dell’illazione, il sindaco e diversi consiglieri della maggioranza. Anche in quel caso l’unico documento video disponibile era il nostro. Due giorni dopo ecco che vediamo pubblicato su La Provincia un articolo, sempre a firma di Giorgio Bardaglio, in cui si legge:

Visto che ieri tutti ne parlavano, ci siamo guardati minuto per minuto il video dell’intervento di Rapinese, pietra dello scandalo in un consiglio comunale annunciato come scoppiettante e che se non c’era lui sarebbe passato agli archivi nel più grigio anonimato. Essere spettatori di un avvenimento non è però come viverlo e lo abbiamo notato nella differenza di giudizio che abbiamo dato noi, di quell’intervento, rispetto a quello dei colleghi che invece erano lì di persona…

Insomma, per due volte nel giro di due settimane (su due notizie differenti) è stata menzionata l’esistenza di video senza dare indicazioni su dove poterli guardare, ben sapendo che i video in questione erano (e tuttora sono) pubblici, su QuiComo.it. Coincidenza o svista voluta?

Abbiamo la nostra opinione al riguardo, ma come al solito la vogliamo tenere per noi. Qui abbiamo espresso i fatti, nient’altro. Speriamo che la prossima volta, se ci sarà occasione, La Provincia (così come altri giornali che volessero “utilizzare” i nostri video) abbia l’accortezza di citarci. Sarebbe per noi davvero un bellissimo riconoscimento per il lavoro che stiamo svolgendo e per il servizio che crediamo di stare offrendo. I nostri video sono pubblici e gratuiti, per i lettori come per i giornalisti delle altre testate. Non chiediamo nulla in cambio se non di vedere riconosciuti i nostri sforzi. Quando abbiamo pubblicato il video della protesta contro Dell’Utri in piazza Cavour ci hanno citato per nome e cognome tutti i maggiori telegiornali italiani; ci hanno menzionato importanti quotidiani come il Corriere della Sera, l’Unità e il Fatto Quotidiano; perfino lo spagnolo El Pais è stato in grado di scrivere sul suo sito “QuiComo.it”. Se lo hanno fatto loro non vediamo quali difficoltà possano avere gli organi di informazione locale a fare altrettanto. In fondo è solo una questione di rispetto. Rispetto e correttezza.

Link permanente: http://www.quicomo.it/11/27/citare-la-fonte-di-un-video-una-questione-di-correttezza.html

Fonte: QuiComo [ http://www.quicomo.it/]

P.S.
Ma dire le parolacce non é (era) peccato?

mercoledì 12 maggio 2010

Sondaggi d'opinione


Da qualche giorno su La Provincia di Como online compare il seguente sondaggio:
  1. Quando esci, la sera, ti capita di fumare sostanze stupefacenti?
  2. Quando esci, la sera, ti viene offerta droga?
  3. Hai mai bevuto alcolici in locali pubblici, nonostante il divieto?
Ovviamente non é necessario essere degli specialisti per sapere che il modo nel quale una domanda è posta agli intervistati influenza la scelta della risposta. Qualche appunto semiserio:

mercoledì 27 gennaio 2010

Notizia d'emergenza, agite con urgenza. C'é qualcuno che parla di futuro a Como.

Abbiamo un sogno
Riprenderci il futuro della città


Stefano Ferrari / La Provincia / 27 gennaio 2010

Francesca è un ottimo avvocato che di mestiere fa la mamma di due bambini pieni di salute e di voglia di correre. Ogni volta che capita di incontrarsi si finisce sempre per sghignazzare delle imprese compiute dalle rispettive, esuberanti figliolanze. Francesca appartiene alla categoria dei genitori d'appartamento, i cosiddetti senza giardino, quelli che per «arieggiare» la prole devono affidarsi ai servigi della pubblica amministrazione. Così, dalle peripezie degli infanti alle carenze della città il passo, nei discorsi, è brevissimo:«Scrivilo che non c'è un posto per far giocare i bambini». Il prologo è per dire che, in città, il posto per far giocare i bimbi ci sarebbe eccome, e magari anche per far posteggiare le macchine, altra materia di cui si fa un gran discutere. È lì, ce l'abbiamo sotto il naso: tre anni dopo il suo scenografico abbattimento la Ticosa chiama, ma nessuno risponde. La sua è la voce di un bel pezzo di città che coltiva sogni semplici ma non per questo meno intelligenti di quelli suggeriti dai soliti rendering. Le palazzine che dovrebbero crescere sui ruderi della vecchia tintostamperia fanno schifo. Porteranno altro smog, altro traffico, altri residenti stipati come polli in batteria, tutti compressi dentro a edifici sfruttati al massimo per poter garantire il massimo guadagno. Via tutto, allora, via i rendering, i progetti, via i 14 milioni che l'amministrazione spera di incassare e che probabilmente non incasserà mai. Il futuro della Ticosa è un bell'autosilo interrato con uno o due piani coperti da un parco che si stenda da via Sant'Abbondio a piazza San Rocco. Fontane, alberi, percorsi per lo jogging, spazi per i bambini e un custode che la sera chiuda a chiave per riaprire al mattino. Formula identica a quella dell'ex zoo. Paga chi costruisce e gestisce il posteggio. Cinquanta, cent'anni di concessione. Avendo ucciso il futuro, la società dell'emergenza non è più capace di pianificare armonicamente il proprio sviluppo e prende le sue decisioni sulla spinta delle necessità immediate. Costruendo un parco sui resti della Ticosa, il Comune rinuncerebbe forse a qualche milione. In compenso, però, si riprenderebbe il suo (e il nostro) futuro.

domenica 31 dicembre 2006

Elezioni e smog

Quando l’aria può definirsi inquinata? Accertata la dannosità per la salute umana dei particolati fine ed ultrafine (PM10 e PM2,5), ossia delle polveri in grado di penetrare profondamente nel tratto respiratorio e qui rilasciare sostanze inquinanti, l’Unione Europea ha individuato nel livello di concentrazione di polveri sospese un criterio ragionevole per poter rispondere alla domanda, fissando i limiti massimi in 50 micron/m³ giornalieri e 35 superamenti consentiti in un anno. Se questi sono i criteri, con 122 giorni oltre i valori nel 2005 e 107 nel 2006, Como non gode di buona salute, non lontana dai 151 e 143 di Milano. Varrebbe la pena chiedere ai responsabili del Centro di Medicina Pneumotoracica cosa significhi tutto ciò in termini di patologie e di costi sociali, sia in termini di assistenza sanitaria sia di diminuzione di ore lavorate. L’aria di Como è quindi dannosa per la salute un giorno su tre . La circostanza dovrebbe impensierire insieme cittadini e amministratori locali: i secondi - impegnati a darsi i voti in vista delle prossime elezioni amministrative - si potrebbero, infatti, trovare a respirare l’aria, forse più sana ma certamente meno piacevole, delle aule dei tribunali, visto che in circostanze ambientali analoghe la Procura della Repubblica di Firenze ha appena contestato ai sindaci di Firenze e dei comuni limitrofi, al presidente della Regione Toscana e agli assessori competenti il reato di omissione di atti d’ufficio, per non aver voluto impedire il superamento dei limiti annuali di legge della concentrazione delle polveri fini nei territori di rispettiva competenza. Il Comune di Como, per bocca dell’assessore alla Mobilità, si difende accusando l’Unione Europea di fissare limiti non realistici. C’è da chiedersi cosa dirà lo stesso assessore il primo febbraio 2010, quando l’Ue abbasserà drasticamente i livelli, da 40 a 20 micron/m³ i valori massimi giornalieri e da 35 a 7 i giorni di superi consentiti in un anno. Curiosamente, sempre nel 2010 andranno a regime la gran parte degli insediamenti edilizi approvati in questi anni in ossequio al principio, tutto lombardo, della deroga urbanistica, mentre il piano della mobilità giace da anni nei cassetti del Comune. Esercizio sterile sarebbe, oggi, rileggere il programma elettorale 2002/2007 della coalizione che ha governato per questi 5 anni. Più utile sarebbe chiedere agli amministratori uscenti di dar conto delle promesse fatte e dei risultati ottenuti, e a chi si candiderà di indicare percorsi e metodologie per riportare la qualità della vita ad un livello decente. Le primarie del centrosinistra possono essere un interessante banco di prova: a condizione che si esca dalle logiche delle reciproche esclusioni e si scenda nelle mille, umanissime, problematiche della quotidianità cittadina.

Pubblicato su La Provincia del 30 dicembre 2006
 
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