
lunedì 30 gennaio 2006
Neve, e poi neve, e ancora neve

martedì 24 gennaio 2006
Auto-mobili?

La vera alternativa allo stato di cose esistente consiste nel dichiarare «area protetta» il bene pubblico rappresentato dalle strade urbane, e di sottoporle a vincoli rigorosi che garantiscano la salvaguardia delle sue funzioni più proprie; così come l'istituzione di aree protette (i parchi) affronta e risolve il problema della salvaguardia dei beni naturalistici assai meglio di quanto abbiano fatto le enclosures: sia dal punto di vista del valore - non solo ambientale, ma anche economico - delle risorse, che, ovviamente, da quello dell'equità. Dichiarare le strade urbane area protetta significa vietarle al traffico privato: cioè a tutti quei veicoli che non svolgono un servizio pubblico o di pubblica utilità: caratteristiche, queste, che vanno valutate e negoziate in modo mirato, caso per caso, e che possono variare nel tempo e a seconda delle circostanze; una valutazione e una negoziazione che rientrano tra i compiti di assoluta priorità delle autorità che hanno in carico la gestione del territorio.
Leggetelo tutto, ne vale la pena.
giovedì 19 gennaio 2006
Varese, anno stellare 3026.24.0

martedì 17 gennaio 2006
Magritte e la città

che futuro può avere una città di meno di 80.000 abitanti, in buona parte anziani? È una questione improrogabile. La risposta più semplice è dire che non sarà più una città. Almeno ci fosse qualcuno che teorizza questo, cioè Como città impostata solo sui servizi, sulle attività pubbliche, sulla cultura e il divertimento. Bisognerebbe dargli contro, però sarebbe almeno un'idea chiara, per quanto a mio avviso impossibile da realizzare. Invece tutti vogliamo una città viva, abitata e abitabile, accogliente e aperta alle novità del nostro tempo e assistiamo impotenti al fatto che si vada nella direzione esattamente opposta ai nostri desideri.Il dubbio sulle politiche sociali e territoriali comasche resta: ma "abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio" (Giuda, 22).
mercoledì 11 gennaio 2006
Maestre violente al nido: ma i genitori dove sono?
Li sculacciavano, li minacciavano, li costringevano a rimangiare i bocconi che avevano sputato, li chiudevano a chiave in uno sgabuzzino buio. Maestre cattive. E le loro piccole vittime: dodici bambini dai 18 mesi ai 3 anni, iscritti in un micronido nella periferia nord est della città, tra Precotto e Crescenzago. È diventata una stanza degli orrori quell'unica classe aperta a settembre al piano terra di una materna comunale. Con due «orchi» e un'eroina a salvare le sorti dei bambini: una bidella coraggiosa che ha deciso di reagire. Ha preso il telefonino e filmato tutto, percosse e punizioni. Poi, il 19 dicembre, è andata alla polizia. Pochi giorni di indagine, condotta dal pm Marco Ghezzi (tra i testimoni, la terza maestra che ha confermato tutto), e lunedì sono scattati i provvedimenti: il gip Giovanni Verga ha disposto per le due giovani donne (intorno ai 25 anni, una laureata in psicologia, l'altra con un diploma di assistente sociale) il «divieto di dimora» per il reato di percosse. In sostanza, le educatrici non potranno entrare né lavorare in quell'asilo. Il pm aveva chiesto al gip una misura più severa: gli arresti domiciliari con l'accusa di maltrattamenti aggravati.Non so se - come accusano i Ds - questo sia il risultato della privatizzazione che il Comune di Milano ha da anni messo in atto sui molti servizi sociali: certo c'è da chiedersi se e quali garanzie vengano chieste alle cooperative che gestiscono gli asili nido, quale formazione abbiano gli operatori, quale ruolo giochi l'attenzione all'infanzia nella graduatoria delle priorità dell'amministrazione comunale. Sorridente, l'assessore all'Infanzia, Bruno Simini, invita, giustamente, a non criminalizzare "tutta la categoria delle educatrici", mettendo l'accento sul fatto che la segnalazione sia arrivata dall'interno, ossia da una bidella. Il sistema, conclude, ha (o, meglio, avrebbe) quindi dato buoni risultati:
Lo dimostra il fatto che i genitori incontrati ieri mattina dai miei dirigenti erano all'oscuro di tutto. alcuni hanno addirittura fatto il regalo di Natale alle due maestre indagate.A parte il fatto che se il "il sistema" è quello dell'affidamento in outsourcing [tradotto in italiano, esternalizzazione] dei servizi comunali, è proprio "il sistema" ad aver dato pessima prova di sè, a parte la tristezza di non leggere nelle dichiarazioni dell'assessore una sola riflessione sull'opportunità di verificare l'idoneità della cooperativa a proseguire il servizio in questione, mi chiedo: ma davvero l'iniziativa deve partire da una bidella? E' possibile che nessuno a casa si sia accorto di niente, che i bambini a casa fossero sereni, che si comportassero normalmente? "Com'è andata oggi, signora maestra?" "Il solito. Ha fatto un po' di capricci, come tutti, non lo facciamo più, vero Mariolino?" "Mariolino, saluta la maestra" "Non saluta ... mi scusi" "Non fa niente, tanto ci vediamo domani, vero Mariolino?"
giovedì 5 gennaio 2006
I Suv? Non salvano i bambini
Riflessioni interessanti, anche se di un altro pianeta.Chi fino a oggi ha scelto un Suv nella presunzione (legittima per carità, almeno a giudicare dalle dimensioni di queste auto) che i bambini potessero viaggiare lì sopra protetti nel migliore dei modi sbaglia: l'Ospedale per bambini di Filadelfia ha infatti appena dimostrato - con un ponderoso studio pubblicato su "Pediatrics", rivista leader al mondo del settore - che i bambini che viaggiano su un Suv corrono gli stessi rischi rispetto a quelli che viaggiano su una normale vettura [...] Sempre secondo l'Ospedale per bambini di Filadelfia, fra Suv e normale berlina alla fine il bilancio di sicurezza è pari. E per chi non ci credesse sulla rivista "Pediatrics" ci sono una marea di dati a suffragio di questa tesi, dati che arrivano dall'analisi dettagliata su 72 mila bambini fino a 15 anni di età coinvolti in incidenti stradali.