venerdì 20 gennaio 2006

Arte e frammenti di città

A proposito di arte e scelte politiche sottintese: Como ha imboccato la strada delle mostre legate ai grandi nomi della pittura moderna (Mirò, Picasso, ora Magritte). Altre città hanno deciso di investire sull’arte diversamente. A Napoli, per esempio, l’arte è diventata uno dei cardini della politica di rinnovamento urbano. Alla base una strategia precisa: togliere le opere dal piedistallo dei musei per farle entrare nei territori quotidiani. Piazza Plebiscito, finalmente liberata dalle auto, nel dicembre 1995, ha accolto una Montagna di sale, opera di Mimmo Paladino. Un’installazione temporanea capace però di lasciare un segno forte nella memoria delle persone (abitanti, passanti, turisti). Da allora, ogni Natale, un artista diverso ha reinterpretato la piazza, secondo un rituale di cui la città si è subito appropriata.
Che non si trattasse solo di scenografie d’effetto ma di una trama effettiva lo hanno dimostrato le nuove stazioni della Metropolitana: uno dei “non luoghi” della vita urbana ha subito una totale metamorfosi grazie all’intervento dei principali artisti contemporanei. Oltre a fare discutere, a sorprendere, a volte emozionare, colore e ironia sembrano anche invogliare ad usare di più il mezzo pubblico.
Certo, Napoli e Como sono due entità incomparabili. Ma una città di 80.000 abitanti, decidendo di abbandonare la sua sobrietà laboriosa per sperimentare forme d’arte non di consumo ma di uso sociale, saprebbe da dove partire. La Fondazione Ratti da tempo organizza a Como un Corso Superiore di Arte Visiva, che permette a giovani studenti, provenienti da tutto il mondo, di lavorare sotto la guida di un artista di prestigio internazionale. Quest’anno il corso si intitola Fragmented City ed è dedicato alle città frammentate in cui viviamo,
città che si contraggono, crescono rapidamente, si muovono, creando al proprio interno territori separati, tante isole che convivono una accanto all’altra a diverse velocità.

Mi chiedo: alla città di questa importante riflessione creativa resterà qualcosa?

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